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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - Prevenzione...o forse no


Immagine 1

 


Quando in Italia succedono delle calamità naturali (frane, smottamenti, alluvioni ecc.), quasi tutti gli esperti, tra le possibili colpe, inseriscono anche la mancata prevenzione. Ma non sempre è così.


Prendiamo, per ipotesi, un progettista ben introdotto negli ambienti pubblici: trova un bel rio regolarmente segnato sulle mappe, che magari raccoglie qualche caditoia stradale, o forse no. D'accordo con l'Ente sotto cui ricade la giurisdizione, elabora un bel progetto preliminare, che si e no porta via una giornata di lavoro, quindi lo si presenta in Regione per ottenere un finanziamento pubblico, avendo letto tra le righe del bilancio qualche passaggio interessante:  magari "sistemazione idrogeologica volta ad ottenere la messa in sicurezza alla confluenza di due rii" (è solo una congettura).


Si ottiene il finanziamento, si appalta l'opera, si realizza la scogliera con massi, la si collauda ed ecco che il cerchio è chiuso.


Dove sta l'inghippo: il rio in questione è praticamente asciutto, il progetto è di basso rischio essendo l'esecuzione dell'opera molto semplice, è interessato un tratto di bacino dove la velocità dell'acqua è al minimo, non esiste neppure la possibilità di un lavoro male eseguito che potrebbe fare scattare un'indagine.


Il professionista, tra progettazione, direzione lavori e magari anche gestione della sicurezza, avrà la sua parcella pagata con i nostri soldi per un opera che solo sulla carta è necessaria.


È solo un' ipotesi ... o forse no.


Se ogni comune d'Italia facesse lavori inutili per poche decine di migliaia di euro, uscirebbero cifre astronomiche.


E solo una riflessione sullo spreco dei denaro pubblico che però viene spontanea, in tempi di pesantissimi sacrifici collettivi.


 


Un contribuente




2 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Angelica Sassi commento
Angelica Sassi
6 Giugno 2013 - 16:08
 
Premetto che non sono coinvolta nella progettazione o realizzazione dell'opera fotografata, e tuttavia ritengo doveroso rispondere ad alcune affermazioni fatte.
Caro anonimo contribuente, non ho idea della tua professione, ma grazie alla mia esperienza professionale come geologo da ormai quasi 30 anni spesa sul territorio verbanese e non, anche in occasione di eventi alluvionali piuttosto pesanti (ricordi luglio 1996, settembre 1998, ottobre 2000, ecc.), ti posso assicurare che i rii "sempre asciutti" come li definisci sono proprio i più pericolosi, più dei corsi d'acqua principali, perchè la gente li ignora, li dimentica, se possibile li copre perchè danno fastidio.
Poi arriva l'evento ormai non più troppo eccezionale, il rio non ha più spazio nè alveo, e i "contribuenti" protestano perchè le acque vanno dove non devono andare.
Ti assicuro che di situazioni come queste ne ho vissute molte.
Cosa vuol dire poi "di basso rischio"? Anche una fognatura è di basso rischio, il tubo è tutto uguale, ma se non la progetti bene, studiando bene gli afflussi, sai che può succedere ? :-)
Quindi, io non so se tu abbia riscontri oggettivi sulle accuse che getti nascondendo il braccio, nel caso opera pure nelle sedi opportune, ma per favore, lascia stare i rii senz'acqua che, ti assicuro, quella volta che ce ne hanno sanno ben farsi sentire !
Angelica
Vedi il profilo di giovanni capulli dissesto idrogeologico questo sconosciuto
giovanni capulli
7 Giugno 2013 - 07:20
 
condivido pienamente il commento dei mia collega Angelica che ben ha evidenziato quali sono le problematiche di un territorio come il nostro che ha sempre dato prova delle sue "potenzialità" e che probabilmente grazie ad interventi di sistemazione e manutenzione (mai troppo pochi per altro)ha evitato conseguenze tragiche. ma il commento è anche che essendo io il rappresentante della mia categoria (geologo) non posso esimermi dall'esprimere un giudizio pesantemente negativo sulla notizia sottolineando il pressapochismo ed il qualunquismo dei sui contenuti. viceversa invito chiunque sia a conoscenza di comportamenti non corretti da parte di professionisti a rivolgersi alle competenti autorità giudiziarie



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