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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - GRANDI ELETTORI

Di Diego Brignoli


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... Napolitano ... Giorgio Napolitano ... la Presidente Boldrini pronuncia 738 volte il nome del "nuovo" Presidente della Repubblica. È "Napolitano bis". Applausi. In tanti restano seduti. Berlusconi applaude soddisfatto, canta l'Inno Nazionale, dispensa battute e sorrisi. Bersani a capo chino, forse commosso, sicuramente stremato. Fuori dal Palazzo cartelli, urla, megafoni, proteste, rabbia, sconcerto. Grillo parla di golpe. Interviene Rodotà "le decisioni parlamentari si muovono nell'ambito della legalità democratica"....


Provo grande rispetto per un uomo che all'alba degli ottantotto anni si assume nuovamente l'onere di tentare di riaggiustare un Paese in corto circuito. Costretto dall'irresponsabilità altrui a caricarsi di questo supplementare fardello. Ma era questa la soluzione? Era proprio indispensabile dissolvere il PD, il Centro Sinistra? Era obbligatorio infliggerci questa sofferenza? Dov'è finito quel rinnovamento di cui tutti sentiamo il bisogno?


Poteva essere Rodotà. E poteva esserlo senza cedere al ricatto grillino. Rodotà è uomo di sinistra, è stato Presidente del PDS, un profilo altissimo al quale anche i più feroci e scapestrati innovatori non possono che inchinarsi. Ma poteva anche essere Marini, o Prodi, o Napolitano come è poi avvenuto.


Il problema non è questo. La vera tragedia è la follia pantoclastica che pare essersi impadronita del Centro Sinistra e del Partito Democratico in particolare, il cupio dissolvi che ha travolto tutto.


La non-vittoria delle elezioni ha minato alla base la possibilità di una scelta forte e decisa; le elezioni dei Presidenti di Camera e Senato avevano dato l'illusione di uno scatto di orgoglio, di una fierezza istituzionale, un sussulto di dignità che portasse ad aggredire coraggiosamente la devastante situazione che viviamo, e ascoltasse l'ansia di rinnovamento che spira forte. Speranza effimera. Il mandato esplorativo a Bersani, i pesci in faccia in streaming dei 5 stelle, i saggi, le quirinarie... Poi i grandi elettori, le camere riunite, il conclave laico in diretta tv.


... Marini ... Franco Marini ... Ma che fanno? Votano Marini? Sì, ma neanche tutti. Ci stiamo suicidando. Ne avevano parlato tra di loro? No, l'inciucio con Berlusconi no! Perché mai? anche Ciampi fu eletto con i voti del centro destra! il Presidente è di tutti. Niente da fare, il candidato viene immolato senza troppi complimenti. Ma no, è un'astuta mossa, tutta strategia, domani entra in campo Prodi, tranquilli. La mattina tutti ad applaudire, il candidato è lui, scelto all'unanimità, il padre dell'Ulivo, quello che per ben due volte ha sconfitto Berlusconi. Dov'è Romano, è in Mali, ditegli di tornare, deve giurare.


... Prodi ... Romano Prodi ... R punto Prodi ... abbiamo 496 voti sicuri, ne mancano appena 8, vuoi che non si trovino? E no che non si trovano, alla fine sono solo 395. Centouno franchi tiratori. Affondato, anzi, affondati, Prodi e Bersani. Presidente Napolitano, la prego rimanga.


Giornate tesissime, sconcertanti. Mail e sms che si rincorrono. Basta, non li voto più. A casa, a casa! Tessere date alle fiamme. Voglia di mollare.


Che fare ora? La pessima prova data dal partito al quale sono iscritto è motivo di rabbia, delusione e sconcerto. Non un partito, ma correnti, fazioni, persone impegnate in una lotta intestina orientata all'acquisizione di posizioni per i futuri equilibri interni, caso mai ve ne fossero, perdendo di vista il bene comune, del partito e del Paese. Poco importa che siano giovani turchi, dalemiani, renziani, bersaniani, prodiani, mariniani, o nuovi arrivati sconosciuti e ingovernabili ... è il complesso del partito che è imploso, l'insieme che si è dissolto, la sintesi mai trovata, le primarie che anziché rafforzare dividono e indeboliscono, l'impianto da ricostruire.


Ma Roma è lontana, le beghe di Palazzo, le troppe decisioni prese lontano, colpiscono e avviliscono, incidono nel bene e nel male sulla vita dell'intero Paese. È dai territori che dobbiamo ripartire, dai bisogni e dalle esigenze delle nostre città. Cosa possiamo fare per il nostro territorio.


Quali politiche possiamo mettere in campo. Quali progetti, quali speranze, quale futuro possiamo costruire. Come vogliamo che sia amministrata la nostra città. Dopo tante agende, quella di Monti, quella di Bersani, è l'agenda delle persone, dei cittadini, di cui ci dobbiamo occupare.


I partiti intanto riflettano, tornino finalmente allo spirito originario, ai fondamenti della politica e della democrazia.


Tornino ad essere luogo di confronto, dibattito, formazione, incubatori di idee e progetti, concorrendo a determinare con metodo democratico la politica nazionale (art 49 della Costituzione).


Si scrollino di dosso l'immagine, troppe volte confermata dai fatti ma non sempre reale o per lo meno non per tutti, di conventicole di interessi, dispensatori di prebende e privilegi. Risolvano definitivamente la questione morale sollevata da Enrico Berlinguer più di trent'anni fa.


Restituiscano dignità alla politica.




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