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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

PROGETTARE: PER NOI, PER DOMANI.

Scritto da Pier Angelo Garella


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La mostra aperta all'Archivio di Stato di Verbania, sul Piano Regolatore che nel 1939 avrebbe dovuto unificare e integrare i vecchi centri nel nuovo Comune, è un'occasione preziosa per ripensare alla vocazione della città e a possibili progetti di integrazione non immaginosi ma concreti.


La guerra troncò il progetto e la ripresa postbellica non diede spazio a progetti simili: la povertà delle risorse, l'urgenza di altri problemi misero in primo piano esigenze diverse. L'immigrazione e lo sviluppo dell'industria chimica chiesero insediamenti abitativi, e la zona centrale, vocata all'erezione di un nuovo centro di riferimento urbanistico e di servizi civici, fu destinata invece al PEEP. Che, fornendo spazi d'abitazione, ha peraltro connotato di bruttezza e di insignificanza tutta l'area... Peraltro gli immigrati colsero spesso lo spirito verbanese diventando più verbanesi dei residenti e curandosi della loro nuova città più dei locali...


Come e dove recuperare un 'polmone' per la città d'oggi e di domani, dopo l'asfissia che ha colto la città di ieri? Che destino si assegnerà alle aree industriali dismesse, che restano l'ultima occasione per una revisione urbanistica e un progetto di innovazione nella continuità storica?


Le beate speranze della giunta in estinzione si son concentrate sulla magniloquenza del CEM. Certo, può far impressione a chi giunga dal lago l'edificio che spicca sulla proda e che divenga icona della città. Ma che cosa esso annuncia? a che cosa prelude? che cosa ha dietro di sé? Quel che i residenti ne colgono e ne vedono dal loro punto di vista terragno: le terga senza espressione e senza volto... Come il Colosso di Rodi all'ingresso del porto: grande impressione di sola facciata.


In effetti, il progetto del CEM è per ora corredato di dati immaginosi: dovrebbe ospitare eventi, incontri, convegni in serie, tanti da riempire di attività l'anno intero in alternanza con spettacoli di vario genere. Ma chi e perché dovrebbe collocare quegli eventi a Verbania, senza l'ospitalità collegata? e su quali temi, se Verbania non ne offre o propone o predispone l'occasione? E come vincere l'organizzatissima concorrenza di grandi alberghi dotati di sale d'incontro in altre località lacustri?


Attorno, anzi, dietro al CEM non potranno che nascere piccole attività terziarie, che resteranno asfittiche ed effimere perché non avranno una connessione 'culturale' con il presunto centro motore. Non saranno certo attività esterne ed estranee alla città, ospitate temporaneamente da essa, a rivitalizzarla: dovrà essere la cultura cittadina a riattivarsi perché le attività proposte, radicate nell'anima del territorio e ispirate dal suo genius loci, possano attirare l'attenzione dei visitatori e chiamare anche lontani viaggiatori a saggiarne il senso e il gusto.


Da dove si percepisce la 'cultura' di un territorio? Innanzitutto dalle forme della sua accoglienza, dalle tinte che la caratterizzano.


E ci si domanda subito, a questo proposito, che cosa offra ed esponga di suo il nostro territorio verbanese a chi vi giunga.


In quanti caffè, ristoranti, alberghi si propongono prodotti e ricette locali? In quanti negozi si afferma uno stile originale in luogo dello standardizzato 'franchising'? In quanti esercizi pubblici l'abbigliamento connota il personale e lo distingue con qualche tocco di eleganza? In quanti le traduzioni dei listini in altre lingue europee sono corrette e debitamente controllate con rispetto del turista e della sua cultura?


Eppure qualcuno ha fatto opera meritoria e colta, riscoprendo - per esempio - nel cortile interno del negozio una struttura antica e riportandola alla luce. Se nei vecchi centri si recuperassero gli interni, i passaggi, i cortili, le aree degradate, già la vecchia Intra e la Vecchia Pallanza acquisterebbero l'attrattiva di borghi lacustri ospitali e amichevoli, propizi agli indugi e alle conversazioni come i caffè svizzeri e austriaci.


E il recupero dei vecchi edifici ridarebbe bellezza ai vecchi centri (spesso basta una ritinteggiatura a trasformarne il volto) e forse altri europei, giunti fino a Cannero da anni, si spingerebbero fino a Verbania per prendervi dimora estiva e soggiornarvi prolungatamente. Di questo ha bisogno il Verbano per rivivere: il mordicchia e scappa della domenica potrà favorire le casse dei Borromeo e aumentare un po' le consumazioni ai caffè e ai ristoranti, ma che altro produce?


Non una cultura del turismo, non una cultura dell'accoglienza, non un nuovo senso di appartenenza e di cittadinanza nei residenti.


Tutto ciò non può che sorgere dalla riattivazione culturale della città, dal sostegno alle sue 'produzioni' e alla sua creatività. Se non si potenzia l'educazione musicale sostenendo Verbania Musica con altre simili iniziative e la Scuola di Musica Toscanini, non ci si può aspettare dai concerti del CEM l'adesione dei residenti. Se non si sostiene l'attività del Museo aprendola alla didattica, non ci si può aspettare che una qualche grande mostra 'firmata' attiri i residenti. Se le attività ristorative e alberghiere non si danno connotazioni originali e particolari, non potranno che affidarsi alle convenzioni d'agenzia per intruppate schiere di pensionati in cerca di esotiche isole...


Tre iniziative culturali d'ampio respiro si sono affermate sul territorio: nell'ordine di calendario la Fabbrica di Carta a Villadossola (che dedica spazio all'editoria locale), il festival Lago Maggiore LetterAltura, Editoria & Giardini.


La crisi ha tolto mezzi e respiro a tutt'e tre. E il polmone sta perdendo ossigeno.


Il progetto del Paesaggio a Colori forse potrebbe ridare un filo e un collegamento al trio sopraccitato, e rilanciarlo. Ma bisogna innanzitutto essere convinti che senza ritrovare il collegamento con la vocazione del territorio, senza sviluppare la cultura residente, senza riattivarne i centri produttivi non si avrà mai un rilancio di Verbania.


(Intanto è abortito il progetto Culturiamo, defunto il Te.Cu., resta incerta la sorte del Museo nel mutare di atteggiamenti e di responsabili: che bilancio!)


Quel che va avanti, pur tra molte difficoltà, è affidato alla volonterosità e alla generosità di associazioni. L'unico bel progetto di recupero ora in azione è quello promosso dal gruppo che si occupa della chiesa di Santa Marta. E si pensi quale valenza potrebbe assumere l'area sottostante se fosse anch'essa recuperata agli usi civici e alla 'civil conversazione' risanando gli orti e ricollegandola alle Cinque Vie.


Sapranno altri cittadini impegnarsi ugualmente su altri progetti e altri fronti? In che misura, con quale rinnovato spirito la prossima amministrazione saprà interpretare la vocazione verbanese e ridare ossigeno a una stagione estenuata e spenta? Quale spazio si saprà dare al nuovo nel collegamento con la memoria?


 




3 commenti  Aggiungi il tuo

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22 Aprile 2013 - 14:54
 
Concordo pienamente. Il rilancio della città non può prescindere dal recupero di un\'identità comunitaria, oggi molto debole. Da molto tempo lo avverto e lo scrivo: Verbania ha bisogno di riscoprire le proprie \"radici vocative\", recuperare la propria identità, ricostruire una vera comunità. Verbania ha bisogno di avere finalmente un\'anima, urbanistica e non, che ad oggi non ha: non comprendere ciò costituirà un errore irriparabile. Perchè non di solo cemento vive una comunità.
Vedi il profilo di Flavio Marchetto ottima analisi...
Flavio Marchetto
29 Aprile 2013 - 08:13
 
... che mette in luce la limitata capacità progettuale dell'attuale amministrazione. Volevano cambiare Verbania, purtroppo ci stanno riuscendo, in peggio.
Vedi il profilo di Beppe commento
Beppe
29 Aprile 2013 - 15:41
 
Grazie! Ottima analisi! Che i ciechi vedano....



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