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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

AFFINITA' 2

 


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E' recente un'altra di quelle notiziole da "piuma sotto il naso".


L'inaugurazione della sofferta ovovia per portatori di handicap, a Venezia, sul ponte del celeberrimo architetto spagnolo Santiago Calatrava, è stata rinviata nei giorni scorsi per problemi tecnici. Non è il "fatterello" in sé a fare specie, ma tutta la vicenda che sta sotto alla realizzazione di questa chiacchieratissima struttura.

Un'opera molto contestata dai veneziani, la quale, nel tempo, è stata protagonista di svariate e complesse problematiche: lungaggini sui tempi di costruzione, chiusura di alcune imprese che vi hanno lavorato, inchieste e citazioni a giudizio di soggetti professionisti e tecnici interessati, problemi legati ai materiali sofisticati e alle barriere architettoniche, rischiosa percorribilità da parte dei cittadini data la tipologia della pavimentazione.


Nel 2001, in fase di progetto esecutivo, emerse un problema di stabilità strutturale legato al fatto di tenere in asse il ponte ed evitare il collasso. Dal tirante subacqueo, alle fondamenta più profonde, ai martinetti idraulici e ad un'azione di ampio monitoraggio ...insomma, alla fine si determinò un esponenziale incremento dei costi rispetto a quelli preventivati: dai 3,8 milioni di euro del primo progetto ai 10,7 che sembrano destinati ad aumentare costantemente date le problematiche legate alla struttura.


I lavori, iniziati nel 2003, sono durati quasi sei anni, a fronte di una previsione di un anno e mezzo.


La Corte dei Conti regionale, che ha verificato la congruità delle macroscopiche spese affrontate per la realizzazione dell'opera, così si è espressa : "La realizzazione del Quarto Ponte sul Canal Grande ha comportato un oggettivo e sconsiderato aumento dei costi rispetto agli oneri inizialmente preventivati – di fatto, totalmente disattesi – e comporterà per il futuro un costante e spropositato esborso economico da parte dell'amministrazione, in quanto l'opera è affetta da una patologia cronica caratterizzata dalla necessità di un costante monitoraggio e dal continuo ricorso a interventi non riconducibili, in alcun modo, a interventi di ordinaria manutenzione".


Nel febbraio 2013 un dossier è stato messo a punto dalla Procura Generale della Corte dei Conti. L'udienza per dirimere la questione delle responsabilità e dello sperpero di soldi pubblici è stata fissata al 13 novembre 2013.


E' impossibile, a questo punto, non calare nel locale questi dati e non rapportarli alla vicenda del nostrano Centro Eventi dell'Arena.


Così, come a suo tempo avevamo individuato evidenti affinità di ordine preoccupante col teatro di Ravello, ora non possiamo ignorarne altrettante all'interno di questo ulteriore rapporto.


Non vogliamo soffermarci sulle ormai note complicanze strutturali ancora pendenti che sono sorte riguardo al Cem, sulla lievitazione dei costi già in atto, sul cruciale tema della tempistica e della bonifica del terreno. E' il caso invece di indurre un'altra riflessione piuttosto rilevante, oltre alle tante riserve già espresse.


Avendo a che fare con un'opera estremamente sofisticata nella sua originalità, corrispondente ad una progettazione avveniristica e quindi inedita, con sagome raffinate e inusuali, con l'utilizzo di materiali costruttivi innovativi, con dotazioni interne basate su esclusivi automatismi, in area esondabile, che prospettive si prefigurano dal punto di vista della sua evoluzione statica e quindi delle sue esigenze manutentive?


Un'incognita che avrà risposte solo quando potrebbe essere troppo tardi.


Opere così, eccellenti dal punto di vista della creatività architettonica ma imprevedibili dal punto di vista della funzionalità gestionale, possono avere un senso in realtà urbane ricche, che non soffrono in termini di risorse da mettere a disposizione per far fronte agli imprevisti e mantenere il loro prestigio. La realtà verbanese è conosciuta: non riusciamo nemmeno a star dietro all'ordinaria manutenzione o a rimettere in sesto autonomamente, per dire, i parchi gioco distrutti dal tornado.


E per il futuro, non si sa.




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