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RISPOSTE CHIARE E TEMPESTIVE

Scritto da Gianmariano Bernardini


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Senza voler creare allarmismi, ci stiamo però rendendo conto che il problema dell'inquinamento idrico di S. Anna, e per estensione anche della città intera essendo il servizio strutturato in rete, ha risvolti gravi e inquietanti e continua a preoccupare notevolmente non solo i cittadini residenti nel quartiere, ma anche alcuni della zona Castagnola, da dove in realtà era partita già dall'estate scorsa una prima sottovalutata segnalazione e tutti noi. Trattandosi di un delicato problema di salute pubblica, non possiamo ignorare a nostra volta la frammentarietà, il pressapochismo e l'ambiguità con cui è stata finora affrontata la questione.


 

Al di là di alcune rassicurazioni episodiche fornite da Acque Nord e dall'amministrazione, permane sconcerto e inevitabile incredulità sui dati vistosamente contrastanti tra le analisi effettuate dall' ente gestore della rete idrica che hanno dato esito negativo e quelle effettuate dagli enti pubblici Asl e Arpa che evidenziano importanti tracce di sostanze tossiche.


Tanto basta per mettere immediatamente in moto ulteriori inequivocabili verifiche per individuare la verità e garantire la sicurezza dei cittadini: non è tollerabile nemmeno il minimo dubbio su elementi sinistri come il benzene e il diisopropiletere nel momento in cui entrano nel nostro ciclo vitale. Tanto basta per vedere solertemente attivati gli uffici comunali preposti alla tutela della gente in modo da giungere rapidamente a delle oggettive conclusioni. E invece siamo in ballo dall'agosto scorso, momento della prima segnalazione, con questa vicenda che rimane avvolta nella nebbia.


Un altro elemento quantomeno sospetto riguarda la chiusura del pozzo 9 che sarebbe stata ingiustificata se Acque Nord fosse stata convinta della credibilità delle sue analisi. Per contro, se invece riteniamo valide le risultanze delle analisi alternative, ci chiediamo che fine hanno fatto le sostanze inquinanti.


Così come disorientano l'assicurazione di Acque Nord che l'inquinamento era circoscritto al solo Condominio "Il Nocciolo", quando il problema sembra essere ben più esteso e la reiterata presenza di acqua maleodorante nonostante la chiusura del pozzo 9.


A distanza di tempo il problema resta aperto.


Ciò che inquieta maggiormente poi è il rapporto tra questo fenomeno e la condizione del suolo dell'ex area industriale Acetati: non occorrono grosse intuizioni per individuare le interconnessioni se il benzene è un solvente molto utilizzato nell'industria chimica.


E così, nonostante un lungo percorso di verifiche e sondaggi i cui risultati non sarebbero allarmanti, la questione dell'inquinamento di quest'area rimane analogamente molto incerta.


A fronte di dichiarate assicurazioni circa l'irrilevanza di presenze inquinanti e pericolose, ci ritroviamo invece a fare i conti con queste stesse presenze addirittura dentro casa.


Ma come è possibile che, disponendo delle sofisticate tecnologie attuali, non si riesca ad ottenere dei dati certi e incontrovertibili, di provata scientificità, grazie ai quali dire la verità al cittadino ?


Ma come vengono effettuate queste verifiche? Con quali metodi? In quali punti? Per cercare cosa?


In mezzo a questa confusione e approssimazione come si fa a sentirsi tutelati?


Chiediamo che l'amministrazione, il Sindaco in primis dato il suo ruolo di responsabile della salute pubblica, metta tra le priorità l'obiettivo di far chiarezza sulle due questioni e sulle reciproche implicazioni e si faccia garante nei confronti della città e della salute dei suoi cittadini. Che si proceda con il coinvolgimento attivo degli uffici preposti, con tempestività e costante tenacia al fine di favorire delle verifiche mirate sull'individuazione dei siti effettivamente più sensibili da indagare e al di sopra delle parti.




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