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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - I SANTINI DOVE LI METTO?

Scritto da Maria Grazia Reami Ottolini

Proponiamo ai lettori questo contributo di Maria Grazia Reami Ottolini: ricco di preziosi riferimenti storici e personali, testimonia come una passione coltivata nel tempo si sia concretizzata in una eccellenza culturale per la nostra città e in una specializzazione personale di grande valore.

   

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Suor Rosa, dal profetico nome, era la mia insegnante di lettere e spiegava i Promessi Sposi come meglio non si sarebbe potuto; almeno, penso che fosse così, perché al contrario dei miei fratelli maggiori che detestavano il romanzo, io leggevo capitolo dopo capitolo con grande godimento. Magari non proprio tutti tutti...


Suor Rosa era una Marcellina e ogni tanto succedeva che il mio sguardo si perdesse nei perfetti meandri che le incorniciavano il volto, in quelle nere, eleganti pieghe a onde che fuoriuscivano rigide di amido dalla cuffia: un capolavoro di modisteria.


Suor Rosa amava sinceramente le sue educande – non mi piaceva, ma ci chiamavano così – e una mattina regalò a ciascuna di noi, uno diverso dall'altro, il santino di un santo affinché avessimo un nostro protettore speciale. A me capitò san Francesco Saverio; mai sentito.


Suor Rosa, senza saperlo, diede inizio alla mia personale raccolta di santini.


Suor Rosa non seppe mai neppure che a causa di quella sua elaborata cuffia le vesti dei religiosi da allora mi hanno sempre attirata; è bene imparare a riconoscerle, essendo uno dei più indicativi elementi di identificazione di santi ignoti: dal saio, dalla veste talare, dalla tonaca, e anche da veli, cuffie, berrette, cappucci si può risalire all'ordine di provenienza.


Più tardi, da poco laureata, divenni uno dei venti membri del Consiglio del Museo del Paesaggio di Verbania, giusto per rappresentare le quote rosa. Era il 1972.


Passato qualche tempo, durante una seduta del Consiglio, per chissà quale associazione di idee al Direttore venne in mente che avremmo dovuto cominciare a raccogliere i santini da inserire nella sezione di grafica: quella di religiosità popolare ancora non esisteva.


Entusiasta dell'idea e ricordandomi che ne avevo da qualche parte una collezione, comunicai al Consiglio che avrei offerto i miei al Museo per dare subito inizio alla raccolta. "Brava, brava", fu il commento distratto dei consiglieri maschi, cioè di tutti gli altri. "Allora occupatene tu". E così me ne occupai. Appena a casa andai a ripescare la mia raccolta: erano trentasei santini, compreso san Francesco Saverio, ma me ne sono privata volentieri per un interesse superiore. Era la primavera del 1978. Da allora non ho più smesso di occuparmene.


Oggi la raccolta del Museo del Paesaggio di Verbania è costituita da 115.000 santini in costante aumento ed è una delle tre collezioni d'eccellenza della sezione di Religiosità Popolare, allestita nel 1999 in un antico edificio di proprietà comunale - palazzo Biumi-Innocenti - quando il Museo ricevette una strepitosa donazione di oltre 5.000 ex-voto dipinti con l'unica clausola che fossero in parte esposti.


La terza collezione è invece costituita dal piccolo, prezioso roseto che circonda il palazzo su due lati, realizzato con un apposito laboratorio scolastico tenuto da chi scrive e da un collega dal pollice assai verde, per raccontare la storia della rosa. Il roseto, per la sua collezione di rose, per il suo pregio estetico e per la sua funzione didattica, è oggi inserito nei giardini di interesse botanico della Regione Piemonte.


Un giorno di maggio mi capitò di (continua)





1 commento  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di elena  fuhrmann santini
elena fuhrmann
8 Ottobre 2012 - 13:55
 
complimenti per il tuo notevole e interessante lavoro di ricerca e sistemazione, che, come vedo, continua. Brava! elena



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