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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

CAPPUCCETTO ROSSO DOCET

 di Roberto Negroni

 


Immagine 1


Dare aria alla casa è norma elementare di igiene. Mamme e fantesche da sempre lo raccomandano: spalancare spesso le finestre (attenzione però alle micidiali correnti!), dare sfogo all'aria stantia, appesantita da lezzi, afrori, tanfi, umori.


Sarà forse anche per questo, e non solo per un difetto della nettezza urbana, che va crescendo nella nostra città un sentore graveolente, per queste imposte da troppo tempo serrate. A Verbania, infatti, porte e finestre sono ormai da tempo accuratamente sprangate, scuri abbassati, tende tirate.


Sarà forse un po' per vocazione o per disattenzione, fatto sta che l'attuale amministrazione si è dimostrata sorda alla realtà circostante, estranea a ciò che sta al di là dei termini municipali, dimenticando la parte decisiva che ha sostenuto la città nell'aggregazione del territorio fin dai tempi del Comprensorio e del Consorzio del Basso Toce, fino alla costituzione della Provincia del VCO e poi ancora fino alla comune pianificazione strategica, al Piano Territoriale Integrato; dimenticando, trascurando, cancellando; rinchiudendo la città su se stessa; abdicando ai ruoli che pure le competono di polo gravitazionale di una vasta area, prima ancora che di capoluogo di una provincia, rinunciando alla ricerca di prospettive e di sinergie fuori dal perimetro comunale. E ciò mentre dottamente si insegnava ai cittadini che "il mondo non finisce a Fondotoce", mentre ci si proponeva di riscattarli finalmente "da una mentalità troppo provinciale", mentre si approntava lo strampalato trompe d'oeil della "capitale europea dei laghi". Ma è questa, appunto, la differenza tra il dire e il fare.


Questo rinchiudersi a guscio che lascia quale solo obiettivo prospettico il proprio ombelico, questo arroccarsi difensivo nell'illusione che la soluzione a problemi indotti da processi esterni sempre più complessi possa trovarsi nel cortile di casa, senza avvertire il bisogno di unire le forze, isolandosi e tagliando i fili delle solidarietà e delle condivisioni costruiti nel tempo, avviene proprio nel momento in cui fioccano sempre più fitte le tremende legnate di una crisi sistemica epocale e devastante; mentre l'intero territorio, e la città con esso, scivolano in un pozzo di spaesamento e di stordimento che non ha precedenti nella storia pure travagliata di questo angolo di mondo.


In questi ultimi tempi, però, qualche refolo viene insinuandosi nei logori serramenti della città oscurata; forse caute avanguardie di agognati venti capaci di spalancare domani imposte, gelosie e serrande e dare nuova aria alle stanze. Complice anche la crescente percezione di ciò che VerbaniaSettanta ha fukuyamamente definito "la fine della storia" ("a vent'anni esatti dalla sua istituzione, la favola bella della provincia del VCO s'è esaurita"), da più parti si accolgono con sollievo quei refoli, si corre a spiare tra le stecche delle persiane con rinnovata voglia di luce, di dar di voce al vicinato. Un guardarsi intorno ancora incerto, uno sguardo che oggi sembra perfino timidamente incline a tradire la ferrea fedeltà alla dimensione trinitaria da decenni coltivata dal paraocchi provinciale e che, con un qualche iniziale imbarazzo, prova a rivolgersi altrove.


Almeno tre sono le direzioni verso (segue)






2 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Giuseppe Federici commento
Giuseppe Federici
18 Giugno 2012 - 08:13
 
certo, tutto fa brodo, solo che nessuno passa all'azione.
Il "degrado industriale" del VCO non credo proprio sia da imputare all'ultima amministrazione: sono decenni che è in atto un depauperamento d'imprese e le colpe e i motivi sono molteplici e complessi.
Certo bisogna parlarne ma, fino ad ora si sono sentite solo parole, peraltro intrise di faziosità, quando invece il momento richiede la massima collaborazione e unità.
Mi chiedo: chi sarà il primo che darà il via al "FARE" ??!!
Saluti
Giuseppe Federici
Vedi il profilo di Flavio Marchetto Egr. Sig. Federici
Flavio Marchetto
18 Giugno 2012 - 12:52
 
è vero che il tessuto industriale del VCO si è, col tempo, impoverito, per ovvie cause indipendenti dalle amministrazioni (in un mondo globalizzato, riuscire a competere con realtà industriali come la Cina e l'India, per un territorio come il VCO, non è certo facile). Ma se per le passate amministrazioni quantomeno un interesse veniva rivolto alle vicende delle aziende in difficoltà (faccio l'esempio lamante della ex Acetati), l'attuale amministrazione si è dimostrata praticamente disinteressata agli avvenimenti, limitandosi a stare a guardare e a raccogliere i cocci. Ad ogni modo il suo intervento mi pare da una parte "presbite" (perchè non si parla solo di tessuto industriale, nell'articolo) edall'altra un po' "miope", perchè non si parla del VCO ma della città di Verbania (mi passi le analogie ottiche).
Riguardo alla domanda "chi sarà il primo che darà il via al "FARE" ??!!", sinceramente non saprei rispondere, però potrei rispondere alla domanda "chi NON sarà il primo che darà il via al "FARE" ??!!", considerando che l'attuale amministrazione ha in progetto solamente la faraonica (e rischiosa) opera della costruzione del teatro all'arena, mentre non ha nient'altro in cantiere per il prossimo biennio amministrativo. Volevano cambiare Verbania, direi che ci stanno riuscendo. In peggio.



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