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AL MUSEO DEL PAESAGGIO UNA COLLEZIONE PREZIOSA: UN LIBRO PER CONOSCERLA

di Maria Grazia Reami Ottolini


 


Immagine 1


 


La collezione di santini del Museo del Paesaggio è assai nota perché negli anni è stata spesso citata sugli organi di stampa, ma pochi ne conoscono il contenuto, perché i pezzi che la compongono non sono esposti al pubblico, ma raccolti in grandissimi album conservati nella biblioteca di palazzo Biumi. E poiché gli album – circa cento – sono di difficile consultazione, e poiché, dato il numero elevatissimo di immagini, quando siano osservate tutte in fila in quegli album sono spesso noiose e ripetitive, la visione è in effetti sconsigliata a chi voglia vedere i santini belli. E dire che ce ne sono moltissimi, ma mescolati tra così tanti altri, che si perdono.


Consapevole di queste difficoltà, chi scrive, che la collezione ha creato, curato, inventariato con grande impegno fin dal suo inizio nel 1978, si è spesso adoperata per farla conoscere attraverso molti articoli di giornale, qualche intervista alla radio e alla televisione (una breve apparizione a Rai 1 mattina qualche anno fa fece confluire al Museo un gran numero di immaginette, alcune bellissime), ma soprattutto ha continuato a studiarne ogni elemento come un tassello di un immenso mosaico che costituisce quell'unicum che va sotto il generico titolo di 'religiosità popolare', e non solo: nei santini c'è storia, editoria, arte dell'incisione e dell'illustrazione, catechesi, agiografia e molto altro ancora per cui quello della diffusione dei santini è veramente un fenomeno degno di lettura e di studio da molti punti di vista. Essi sono documenti preziosi di un passato che, risalendo al XV - XVI secolo, è proseguito ininterrottamente fino ad oggi.


Ora è uscito il mio libro dal titolo "I fiori nei santini" che la casa editrice Barbieri di Manduria, specializzata in pubblicazioni d'arte, ha inserito tra i suoi titoli. E finalmente alcune centinaia di santini (circa 700) della raccolta del Museo estrapolati per il loro significato, vengono mostrati al pubblico con l'accompagnamento di un commento che li inserisce nel corretto contesto per il quale vennero realizzati, facilitandone la lettura critica che va dall'evoluzione estetica al messaggio religioso, all'utilizzo che nei secoli se ne fece da parte dei fedeli.


Il testo di oltre trecento pagine è diviso in due parti: la prima parte riguarda l'uso del fiore nella decorazione dell'immagine, la seconda tratta dell'uso della flora nella sua connotazione simbolica all'interno dell'icona rappresentata. Il testo è inoltre corredato da alcuni apparati: indice dei nomi della flora citata, elenco delle case editrici, bibliografia, riviste e articoli di stampa sull'argomento.




3 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Renata Bono commento
Renata Bono
19 Marzo 2012 - 09:36
 
:D finalmente un lavoro accurato e prezioso per rendere più visibile una collezione rara e interessantissima.
renata bono
Vedi il profilo di esopo come sempre a vincere è il fantino, mai il somaro
esopo
19 Marzo 2012 - 11:23
 
sarebbe bello almeno citare come ringraziamento tutti quegli alunni che sono stati "obbligati" a questuare santini a tutte le vecchiette loro conoscenti.

Bene per l'autrice, un libro è sempre una bella cosa...... ma il lavoro sporco, bisogna ricordarlo l'hanno fatto tutti quegli studenti letteralmente sfruttati.

Meno ipocrisia e più lealtà....... sennò è solo cultura sprecata..... cara prof.
Vedi il profilo di Maria Grazia Reami Ottolini commento
Maria Grazia Reami Ottolini
20 Marzo 2012 - 07:25
 
A onor del vero non capisco bene cosa voglia dire Esopo parlando di sfruttamento degli alunni. Potrei rispondere che era anche quello un mio modo di far scuola del quale vado molto fiera; che con gli alunni di due classi abbiamo vinto due premi prestigiosi con i santini: uno provinciale su san Francesco, che è poi sfociato nella mostra di due anni fa per il bosco di Assisi del Fai con gli scritti di quegli stessi ragazzi e uno nazionale all'Aquila su san Bernardino e il nome di Gesù. Entrambi i lavori sono citati nella bibliografia del mio libro con tanto di anno e di classe.
Nell’introduzione del libro racconto come si è svolta e ancora si svolge la ricerca dei santini e che i primi sono giunti al Museo grazie alla ricerca appassionata degli alunni. Inoltre i ringraziamenti ci sono nella dedica del libro stesso, che è rivolta proprio a tutti coloro che hanno permesso la nascita e l'arricchimento della collezione.
Nel libro su san Francesco i ragazzi raccontano tutte le loro esperienze di quando andavano a suonare alle porte delle vecchiette e sono racconti così belli e freschi e spiritosi che mi piacerebbe farli leggere a Esopo; gliene riporto uno breve:
"Decisi di telefonare a una mia vecchia zia per chiederle di accontentarmi, mandandomi i santini, ma scoprii che li aveva bruciati solo un giorno prima. Io allora mi misi a battere i piedi per terra". Rosaria
Il libro completo, assai elegante nella sua rilegatura in pelle, è facilmente consultabile presso la biblioteca del Museo stesso.
Rosaria non aveva nulla della somara; era una deliziosa ragazzina entusiasta che l’anno precedente aveva sperato di trovare un reperto archeologico durante la gita scolastica a Cemmo, in val Camonica e fu accontentata dal caso (?) perché con la sua classe scoprì quello che viene chiamato “Il terzo masso di Cemmo”, altro esempio di grave sfruttamento dei minori affidati a pericolossime proff.









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