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SE LA DEMOCRAZIA E' IMPARTECIPATA

 


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Comincio a pensare seriamente che questa maggioranza si stia dissolvendo. Bisogna prenderne atto, checché se ne dica in giro: questa maggioranza tiene ancora per miracolo.


Nell'ultimo Consiglio Comunale s'è sfiorata la rissa: a darsele di santa ragione, da un lato, un esponente del PDL e il Presidente del Consiglio Comunale; poi è stato il turno dei tre Consiglieri dei Popolari per l'Italia di Domani (P.I.D.), che, addirittura, hanno platealmente abbandonato l'aula consiliare per una buona mezz'ora; per finire, dulcis in fundo, l'Assessore all'Urbanistica che ha fatto marcia indietro, incassando a muso duro i diktat imposti pubblicamente dall'ex capogruppo pidiellino, sulla paventata realizzazione dell'area da adibire alla dispersione delle ceneri nel cimitero della Motta Santa di Fondotoce. Se poi ci si volta indietro, in realtà, si scopre come la musica non sia affatto cambiata: si va dalle dimissioni polemiche di qualche Assessore, al rimpasto forzato di deleghe in Giunta, figlie ovviamente di diatribe, mal di pancia e malcontenti interni. Che tiri una brutta aria, peraltro, lo si comprende pure dalle scintille di questi giorni, intercorse fra i vertici provinciali di Lega e PDL. Insomma, pare che il leit motiv di quest'Amministrazione sia sempre lo stesso: stare insieme per forza, ma farlo da separati in casa.

Eppure la percezione diffusa è che la "vera" rottura, significativa e dolorosa, non sia quella che aleggia all'interno della coalizione di governo, bensì quella creatasi, ormai da qualche tempo, fra l'Amministrazione e la Città. Ne è un esempio lampante il questionario informativo e/o di gradimento, inviato qualche giorno addietro a 1600 famiglie verbanesi: tralasciando l'analisi dei modi, della forma e dei contenuti dello stesso, già ben eseguita da alcune riflessioni pubblicate sul nostro sito tendenti ad evidenziarne handicap e debolezze intrinseche, non può non passare inosservato un aspetto assai delicato dell'intera faccenda: il disperato tentativo di quest'Amministrazione, attraverso questa operazione "di facciata", di ricucire e recuperare un dialogo con la cittadinanza che, di fatto, s'è interrotto all'indomani del successo elettorale. Sì, perché la coalizione che governa la città, da quasi tre anni, ha smesso di parlare ai e con i suoi cittadini. E' sotto gli occhi di tutti come le scelte politiche, più o meno importanti, siano state fatte al chiuso delle quattro mura del Palazzo: anche sulla questione più invasiva e delicata, quella relativa alla realizzazione del Centro Eventi Multifunzionale per la quale il Sindaco in persona aveva avanzato la proposta, in campagna elettorale, di indire un apposito referendum popolare, c'è stato un silenzio tombale. Un segreto d'ufficio, quasi, celato dalla pseudo necessità di fare in fretta, pena la scadenza dei termini per la partecipazione al bando regionale. Per tre anni o quasi, questa Amministrazione è andata dritta per la propria strada, in forza d'una delega, ritenuta erroneamente in bianco, ottenuta dall'esito elettorale. Potremmo fare esempi a bizzeffe: giusto per citarne alcuni, chi non ricorda "l'avanzata russa e la ritirata spagnola" che ha caratterizzato il progetto della nuova fontana in Piazza Città Gemellate o la vicenda del Parco Besozzi Benioli di Intra? I numerosi dietrofront forzati cui questa Amministrazione è stata costretta sono il frutto di una totale mancanza di dialogo preventivo con la Città: esattamente il rovescio della medaglia di quella che chiamasi "democrazia partecipata". Oggi, dalle pagine del Corriere della Sera, Michele Ainis, professore ordinario all'Università di Roma, chiede che vengano "riattivati i canali di comunicazione fra società politica e società civile", aggiungendo come "per ricucire questo filo spezzato occorre che l'ago sia in mano ai cittadini": Ainis auspica una maggiore consultazione popolare, anche attraverso l'uso più frequente di referendum, e conclude affermando che "i cittadini devono farsi Stato". Ma i cittadini possono farsi Stato solo se quest'ultimo lo consente, attivando appunto quei canali comunicativi bi-direzionali che permettano ai cittadini di esprimere idee, opinioni, necessità, bisogni, dubbi, incertezze, paure, sogni. Solo così potrà realizzarsi veramente una democrazia partecipata: quella che, ad oggi, manca nella nostra città.


Ecco perché non credo per nulla al questionario informativo inviato dal primo cittadino: perché lo ritengo assolutamente tardivo, riparatorio, persino imbonitore. Da semplice cittadino quale sono avrei voluto essere consultato prima, e non dopo; la mia opinione, adesso, non conta più nulla: il dado è tratto, le scelte sono prese, e le mie idee non potranno più incidere né orientare l'azione di governo. Quindi, se m'arrivasse a casa il questionario (ma penso proprio che non m'arriverà...) lo depositerei con accortezza nel cesto della carta, nella rigida e scrupolosa osservanza della raccolta differenziata. Se le mie idee, i miei dubbi e i miei sogni contano qualcosa, allora interpellatemi prima: altrimenti non fatelo, perché il farlo avrebbe il sapore amaro della "presa in giro".


"Democrazia partecipata", uno dei miei piccoli grandi sogni nel cassetto: quello d'esser utile alla Città, sempre, e non solo alla scadenza elettorale.




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