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LEI E' ESPULSO!

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Un curioso siparietto è andato in onda durante l'ultimo Consiglio Comunale di Verbania: vestendo i panni di un inflessibile "giacchetta nera", il Presidente dell'aula consiliare ha elevato l'espulsione al Consigliere di maggioranza Michael Immovilli, reo non d'una entrata a gamba tesa o di un'imprecazione irripetibile e passibile di qualche giornata di squalifica o anche di sanzioni disciplinari ben più pesanti, quanto della perpetua, onesta e apprezzabilissima ostinazione a far valere un suo preciso diritto: quello di veder inserito, nell'elenco degli argomenti in trattazione, un proprio ordine del giorno, già protocollato in Comune e misteriosamente sparito dall'elenco in discussione. Con un incipit condito da garbo, pacatezza e buone maniere, infatti, il Consigliere Immovilli ha chiesto lumi sull'incomprensibile sublimazione/evaporazione del proprio ordine del giorno, ricevendo, di converso, una serie di spiegazioni palesemente inconsistenti: di qui, la naturale replica, a difendere un diritto personale e di chiunque, la violazione del quale avrebbe creato un pericoloso precedente. E, com'era lecito attendersi, il "pericolo precedente" ha preso corpo, materializzandosi e permeando l'intera aula in tutta la sua veste ed accezione antidemocratica: dall'ultimo Consiglio Comunale, infatti, s'è posto un marchio e un sigillo per il prossimo futuro: sia chiaro a tutti, dunque, che i documenti in ingresso s'accetteranno o no, ufficialmente, a seconda che le Commissioni Consiliari ne diano il beneplacito o che l'intestazione degli stessi rechino chiaramente la dicitura "Ordine del Giorno". "Il documento aveva un vizio di forma", ha tuonato qualcuno dai banchi della maggioranza, nell'estremo e goffo tentativo di salvare l'operato dell'arbitro-Presidente.


Un vizio di forma. Sì, avete letto proprio bene: un vizio di forma. Solo per un vizio di forma.

Ma siccome il caso vuole che il Consigliere Immovilli ed i presenti al Consiglio (spettatori non paganti compresi) non siano affatto scemi, è appena il caso di dire come stanno davvero le cose: l'impavido, onesto e coraggioso Consigliere di maggioranza "doveva pagare". Sì, doveva pagare, perché con quel suo ostinato ordine del giorno sul Liceo Cavalieri aveva già fatto tanto, ma tanto rumore. Anzi, aveva creato un boato. E il boato era già avvenuto, durante i lavori della Commissione Politiche Giovanili, qualche settimana addietro. E allora bisognava darci un segnale. Una lezione, bell'e buona. Così impara, avrà forse pensato qualcuno nel cancellare quell'ordine del giorno dall'elenco dei lavori. Ma fortuna vuole che Immovilli sia un duro, e andrà avanti. E noi saremo con lui, e gran parte del Consiglio sarà con lui a sostenerlo (anche i loro amici dei Popolari per l'Italia di Domani). Perché quest'apparente insignificante battaglia non è fine a sé stessa: è una battaglia di verità, di libertà e di democrazia. E alla fine, statene certi, sarà l'arbitro e i suoi collaboratori ad essere "inquisiti e incriminati": perché il fallo non c'era, e le sviste arbitrali, molto spesso, lasciano il segno più d'ogni altro errore...




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