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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

2012... L'INIZIO DELLA FINE O LA FINE DI UN INIZIO???

di Roberta Gattellaro


Immagine 1

„Eppure, tutta la storia dell'industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta la classe operaia a questo livello della più profonda degradazione." (Karl Marx)


 


Vorrei iniziare con delle semplici domande questa riflessione più che dovuta nei confronti delle 239 operaie che da marzo saranno licenziate dallo stabilimento Omsa di Faenza che vuole trasferirsi in Serbia.


Alzi la mano chi ogni giorno non si ferma a guardare la provenienza di un prodotto sul cartellino di acquisto?


Chi di noi non è più realisticamente portato a comprare prodotti che abbiano la dicitura „Made in Italy"?


E ancora chi di noi non pensa che dietro a una semplice dicitura di questo tipo ci possa essere il lavoro di persone soggette a sfruttamento o pagate con salari minimi o in condizioni precarie di sicurezza?


Sfido ognuno di noi a dichiarare di non essersi mai posto almeno una di queste domande.


Volendo per un momento mettersi dalla parte dei proprietari dell'azienda sopra citata, beh è piuttosto semplice.


A loro conviene certo la delocalizzazione in paesi come la Serbia, la Romania e la maggior parte dei paesi dell'Est europeo dove il costo del lavoro, delle infrastrutture, degli stabilimenti, dell'energia e quant'altro è assolutamente minore di quello che sosterrebbero rimanendo con i loro stabilimenti qui in Italia, trovando così dei veri e propri paradisi fiscali.


Per questo motivo, quando si parla di „delocalizzazione" se ne (segue)





2 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Andrew commento
Andrew
10 Gennaio 2012 - 23:15
 
La situazione descritta nell\'articolo rispecchia, purtroppo, la realtà economica europea (ma soprattutto italiana) degli ultimi anni. Le aziende (soprattutto quelle medio-grandi) preferiscono spostare le loro produzioni all\'estero, specie nell\'Europa dell\'est in estremo oriente... Certo, guardando al loro portafoglio la scelta è condivisibile. Però, così facendo, chi ci rimette? I lavoratori italiani, che si vedono lasciati a casa proprio perchè i padroni preferiscono investire (e guadagnare di più) all\'estero e chiudere gli stabilimenti in patria. Se non sbaglio, uno degli esempi di questa politica riguarda anche la nostra ex Acetati...
C\'è da dire poi che molte aziende, specie nel passato, hanno prima ricevuto grandi aiuti dallo stato (specie tramite la GEPI, la vecchia finanziaria di stato che si occupava delle industrie in crisi) e poi, alla prima occasione, hanno spostato le produzioni all\'estero, infischiandosene degli aiuti ricevuti dal governo italiano. Questo è un aspetto su cui bisognerebbe che i vari governi ponessero maggiore attenzione. D\'altro canto è però vero che il regime fiscale, in Italia, non aiuta comunque le imprese, specie quelle medio-piccole la cui unica soluzione, per non scomparire definitivamente, è quella di spostare le produzioni fuori dall\'Italia. Ma appunto, alla fine ci rimettono solo i lavoratori e Verbania ne sa qualcosa (pensiamo al caso della Montefibre...).
Vedi il profilo di Giuseppe Federici La nostra economia
Giuseppe Federici
16 Gennaio 2012 - 17:27
 
Sotto il profilo della economicità, il comportamento delle imprese si potrebbe anche definire ineccepibile.
Questo è l\'effetto della globalizzazione, quando si è voluto mettere sullo stesso livello economie dissestate con quelle più evolute senza operare quella gradualità necessaria nel procedere ad elevare il tenore di vita dei paesi più poveri.
Le conseguenze erano più che immaginabili: una crescente deflazione della nostra produzione con parallelo aumento del PIL dei paesi finora enarginati.
Si sta verificando la vanificazione delle lotte e dei sacrifici di un popolo a favore di chi fino a ieri era un diseredato.
E\' una constatazone triste e dolorosa, una vera guerra tra poveri, per molti versi ineluttabile.
Piangersi addosso non serve a niente, purtroppo, mi sento di lamentare l\'incapacità politica (hanno persino abdicato ai loro compiti istituzionali) che non ha messo in cantiere una strategia economico-produttva in grado di arginare il sovraccennato fenomeno attraverso una riqualificazione del sistema produttivo capace di inserirsi sulle quote più alte del commercio globale.
Quello che è ancora più grave è che il \"governo dei tecnici\" naviga nel buio più assoluto e se la prende con i taxisti e i farmacisti (per un\'auto in più e per qualche scatoletta di parafarmaco) quando il problema principale è il LAVORO e con esso la produzione di NUOVA ricchezza.
Ma quì si apre tutto un nuovo discorso ...!!
Con la ma solidarietà, i miei saluti
Giuseppe Federici



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