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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - AREA ACETATI: CHE FARE ?

di Mariano Bolognesi


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Le mie riflessioni senili sulle motivazioni che hanno portato Verbania ad essere una città con una presenza di anziani anche superiore alla media nazionale, mi hanno spinto a ricercare qualche motivazione concreta per capire questo fenomeno. Ho concluso, forse sbagliando, che la città invecchia, perché i pochi giovani che qui vivono, vuoi per ragioni di studio, ma soprattutto per trovare un lavoro, si trasferiscono a volte, anche temporaneamente, in luoghi dove è difficile tornare in famiglia la sera. Se poi sono in possesso di qualche specializzazione, trovare una occupazione in loco è oggi impossibile e quindi l'emigrazione nelle regioni vicine è inevitabile. Formare una famiglia e decidere di vivere a Verbania, continuando l'eroica vita del pendolare, non può essere una scelta ragionevole, quindi, a Verbania rimangono i "vecchi" genitori.


Che fare quindi per invertire la tendenza senza avventurarsi in proposte demagogiche, voli pindarici o idee strampalate? Si tratta di avere una visione strategica di lungo periodo, e questo significa quindi, un tempo misurabile in anni.


Le mie giovanili "letture economiche" fatte per colmare le grosse lacune nella conoscenza di questa complessa materia, hanno però lasciato nella mia memoria alcuni concetti.


Un'area "economica" per assorbire più facilmente le ciclicità delle crisi che inevitabilmente si verificano, deve avere presenti sul territorio, ed in modo equilibrato, le tre componenti: industriale/produttiva, agricoltura e terziario, che contribuiscono in modo determinante alla formazione del Prodotto interno lordo del territorio. In questo pacchetto non entrava la pubblica amministrazione, perché, nonostante i redditi percepiti, era considerata un costo e non un fattore di sviluppo.


Un esempio, che conosco, di questa virtuosa situazione è presente in Veneto ed in Emilia Romagna, mentre, per esempio, la progressiva chiusura del polo produttivo di Porto Marghera ha provocato colà una situazione simile a quella di Verbania.


La chiusura della "fabbrica città" della Montefibre nel 1983, che era (segue)





1 commento  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Silvano Paracchini commento
Silvano Paracchini
12 Novembre 2011 - 13:23
 
Descrizione perfetta di una tragica situazione.
Ora il problema sta proprio qui. Chi ha ideee proposte concrete? Direi nessuno.
I grandi pensatori ci hanno sbattuto in faccia la globalizzazione, la flessibilità,la precarietà, i lavori a progetto , i cococo ecc.
Ora ci sono licenziamenti,disoccupati,cassa integrati e povertà crescente. 54.000 frontalieri vanno in Canton Ticino a lavorare in imprese italiane.Costoro quasi sempre senza contratti ma disposti a tutto pur di lavorare con l\'aggiuta del crescente odio da parte degli svizzeri.
Caro Mariano, davanti a me vedo buio.
Anche se la mia pensione perde continuamente del suo valore, mi ritengo un fortunato, ma quando penso di cosa sarà dei miei nipoti mi vie da piangere.
Silvano



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