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LA POLITICA DELLE POLTRONE

 


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Partecipate, controllate, sponsorizzate: sono le Aziende e le Società, più o meno pubbliche, oggetto del desiderio politico di turno. L'ennesimo "caso" di "casa nostra", ove ve ne fosse realmente bisogno, lo dimostra: chi governa impone nomi, fedelissimi servitori di una casta che allarga e impone il proprio potere. Puri occupatori di poltrone. In qualche caso incompetenti alla mission aziendale, in tal'altri esperti di settore che, quando qualcosa politicamente non torna, ci lasciano comunque la testa. Spartizioni nude e crude. Non servono curriculum vitae, ma tessere di partito, meglio se puzzano di stantio. Ma, ricorda un vecchio detto, tutti i nodi vengono al pettine, prima o poi: perché chi governa amministra, non comanda. Perché le coalizioni, spesso, sono "pure alleanze elettorali", assolutamente disamalgamate nella loro vera essenza. La prima preoccupazione di chi vince una tornata elettorale è "piazzare" i suoi uomini, creare una ragnatela di poteri più o meno occulti che occupa ogni spazio occupabile. Il vero dramma dei nostri tempi, uno dei mali della nostra (e non solo) democrazia, è che il politico vive di/e per questi poteri, restandone spesso, alla lunga, schiavo e vittima sacrificale: è pura illusione, quasi fosse una sorta d'utopia e ingenuità mentale, chiedere e immaginare una dedizione ed un impegno politico vissuto esclusivamente come servizio disinteressato per la propria comunità; il concetto di "gratuità", nella scena politica dei nostri giorni, è del tutto sparito. Figure come Giorgio La Pira e Alcide De Gasperi sono oggi lontanissime. Non faccio fatica a comprendere come il cittadino sia estraneo, e a volte disgustato, dalla vita politica dei nostri giorni. Non basta promettere l'impromettibile, non basta vendere fumo sapendo che non v'è nulla d'arrostire, non basta bussare e ascoltare solo quando serve il voto: il politico non è, o non dovrebbe essere, un imprenditore furbacchione: il politico ha, o dovrebbe avere, un'altra missione, ben più nobile e altisonante che quella semplice d'occupar poltrone. Perché non basta sedersi, o esser accomodati da qualcuno, in nome di un presunto potere ricevuto: è il ruolo che si gioca e lo stile che si ha, ogni giorno, che fan la differenza, alla lunga. Perché governare è camminare tra la gente, e non sedersi su scomode poltrone ballerine...




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