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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - Città che dorme male si sveglia

 


 Immagine 1Comunicato del 16.07.11                                                                                                               


Ospedale unico plurisede? Dopo anni di opposizione viscerale e di pesantissime ironie, scopriamo che anche la maggioranza di centro destra che governa Regione, Provincia e Verbania (incluso il Commissario straordinario dell’ASL 14) ritiene che l’Ospedale unico plurisede sia la soluzione vincente per il VCO.


Si rende così evidente - come diciamo da tempo - che questa Amministrazione regionale non ha alcuna progettualità; ha solo capacità distruttiva, ma ciò certifica anche la bontà di quel dignitoso progetto. Eppure temiamo di parlare di due cose diverse; quindi, è bene riportare alla memoria fatti e contenuti.


Prima però, vorremmo chiedere ai nostalgici dell’ospedale unico, di leggere quanto ha scritto Rebecchi nei giorni scorsi, e cioè di fare mente locale al nuovo Ospedale Maggiore di Novara che a quei tempi si dava già per fatto, mentre oggi siamo ancora all’acquisto delle aree necessarie; e ancora, a quanto è successo a Carmagnola, dove l’Ospedale nuovo con aree e progetto pronti, presentato in pompa magna ai cittadini (che lo volevano), poi improvvisamente cancellato per mancanza di soldi.


Ma veniamo ai fatti di casa nostra.


Dopo il referendum. che decretò la morte del progetto di Ospedale unico, i 3 Comitati Sanità di Verbania, unitamente al Comitato S. Biagio, videro a portata di mano l’obiettivo per cui avevano lottato in quegli anni, ovvero la pari dignità del Castelli e del S. Biagio. Il progetto si basava sulla presenza del DEA in entrambi i nosocomi, con a monte tutte le specialità mediche e chirurgiche necessarie. Successivamente, si sarebbe proceduto alla razionalizzazione delle attività, al fine di specializzare gli ospedali, evitando e riducendo i costosi doppioni.


L’allora Direttore Generale, coniò la definizione “Ospedale unico plurisede”, certo originale, ma che ben si adattava all’obiettivo da raggiungere. In questa architettura, i medici, organizzati in dipartimenti, avrebbero agito sui due nosocomi, mentre i pazienti avrebbero usufruito della struttura ospedaliera più vicina.


Nella logica detta rientrava la necessità di rivedere, prioritariamente, l’assetto delle chirurgie, per le quali fu definito un piano, approvato dalla Regione Piemonte, che prevedeva nuove sale operatorie al S. Biagio, e la contemporanea ristrutturazione della chirurgia del Castelli.


Purtroppo, la contemporaneità non si realizzò; così, mentre al S. Biagio furono assegnati i fondi necessari, al Castelli le lungaggini nella preparazione del progetto e nell’assegnazione dei lavori fecero perdere tempo prezioso. A nulla valsero le nostre proteste e gli inviti reiterati ad accelerare i tempi. Nessuno ci ascoltò. Se tutto ciò si fosse invece realizzato, oggi il Castelli non si troverebbe un questa precaria situazione. Quale è, dunque, oggi la situazione?


La ristrutturazione del Castelli non è terminata e ora dubitiamo che proseguirà; quindi, non sarà possibile garantire per il futuro le attività chirurgiche, ma soprattutto è a rischio il DEA.


Quello che stiamo subendo è la realizzazione di due mezzi ospedali, anzi, ¾ a Domodossola e ¼ a Verbania, spacciati come ”Ospedale unico plurisede”. Un colossale imbroglio.


Basteranno le poche indicazioni di buon senso elaborate lunedì in un Consiglio comunale aperto, così poco partecipato da consiglieri e cittadini a cambiare la situazione?


Come mai altrove ci si mobilita, a ragione o a torto, e qui si dorme?


Perché finora maggioranza e minoranza del Consiglio hanno taciuto su questo tema?


 


Bolognesi – Lo Duca - Rebecchi




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