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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

IL CORAGGIO DELLE SCELTE

 


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Il destino dell'area Acetati dirà molto sul futuro della nostra città. Ciò che Verbania sarà, o potrà essere domani, dipenderà molto dalle scelte che si faranno su quell'area. La vicenda è complessa, delicata, e qualunque ragionamento va fatto "spogliandosi" del proprio credo politico: molte posizioni assunte o sostenute in passato, oggi, potrebbero non essere più attuali, se non addirittura antistoriche.


La fabbrica, la grande fabbrica che ha richiamato tanto manodopera veneta, pugliese e calabrese, è nata prima della città. In quell'area, negli anni venti del secolo scorso, non v'era alcuna urbanizzazione compiuta. Non c'erano case, non c'erano servizi pubblici né privati, non c'erano arterie importanti di collegamento tra i quartieri della città: la fabbrica nacque lì, alle pendici del Monterosso, in un grande spazio vergine "lontano" da Intra, Suna e Pallanza. Ciò che è accaduto dopo è noto a tutti: la città s'è allargata, ha espanso i propri confini verso gli spazi vuoti, contornando il perimetro del sito industriale. Le cose sono andate così: Verbania, negli anni a venire, ha avuto uno sviluppo urbanistico "vincolato" dalla presenza della grande fabbrica, poggiata proprio nel cuore e nel baricentro ideale della città.

Poi le cose sono cambiate, la storia e le implacabili dinamiche di mercato hanno fatto il resto. Oggi ci tocca re-immaginare il futuro di quell'area legandolo fortemente al futuro dell'intera città. Non eravamo preparati, nonostante la progressiva diminuzione di posti di lavoro lasciasse già presagire il lento declino. Oggi ci tocca re-immaginare il futuro ripartendo da un triste ma reale dato di fatto: la grande fabbrica non c'è più. C'è un baricentro di terra, un cuore fisico che oggi non pulsa più: cosa potrebbe essere fra cinquanta, cent'anni? Probabilmente tutti concordano sul pensiero che, ove possibile, è sempre meglio delocalizzare le fabbriche nelle periferie cittadine. E proprio partendo da questo assunto, oggi, la storia e le implacabili dinamiche di mercato ci consentono di poter "recuperare" uno spazio che, forse, un giorno potrebbe essere vitale per l'intera città. Un grande spazio anello di congiuntura tra Intra e Pallanza, un grande centro da immaginare ricco di servizi per il cittadino, un'area verde per lo sport e il tempo libero, per piccole attività artigianali o di sperimentazione sull'utilizzo di fonti energetiche alternative. Com'è possibile continuare a coniugare, con ostinazione e miopia, l'eccellenza e l'unicità ambientale e paesaggistica con la presenza di siti industriali nel cuore della nostra città?


Oggi ci giochiamo una grossa fetta del nostro futuro: lasciamo da parte i campanilismi, i costumi già indossati e i pensieri da difendere ad oltranza. Guardiamo al mondo che è cambiato, al mercato del lavoro che è profondamente mutato, al delicato equilibrio ambientale della nostra città che va assolutamente protetto e preservato. Investiamo sulla qualità ambientale della nostra città. Scommettiamoci. Crediamoci. Scegliamo in funzione di essa. Puntiamo su soluzioni percorribili e sostenibili in futuro. Non pensiamo solo al classico "posto di lavoro", ma, semmai, a "quale miglior posto di lavoro". La nostra è una città d'eccellenza, perché gode di un contesto ed uno scenario ambientale-paesaggistico unici, e deve poter continuare a restare tale: qualsiasi scelta deve essere eco-compatibile ed eco-sostenibile, innovativa e alternativa. Oggi dobbiamo essere lungimiranti. Dobbiamo poter ricucire urbanisticamente un territorio disarticolato, disorganico, nato e cresciuto a pezzetti, a macchia di leopardo.


La storia e le implacabili dinamiche di mercato ci chiedono coraggio. Il coraggio di guardare lontano, avanti, molto avanti. Il coraggio di guardare oltre, e non al domani immediato. Non facciamo scelte mediocri. O la nostra miopia ricadrà sul capo dei nostri figli.




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