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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

AREA ACETATI E PROGETTO DI CITTA'

 


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Il destino dell’area che definiamo “Acetati”, ma che in realtà è solo una porzione dello  spazio ben più vasto occupato dalle strutture industriali del passato e che oggi possiamo prendere in considerazione se si tratta di prevedere un futuro importante per Verbania, è un problema complesso. Questo ci induce a pensare che  non bisogna farsi prendere dall’ansia di optare per  soluzioni frettolose che non siano  attentamente ponderate.


Capiamo il grave problema occupazionale e tutti noi vorremmo avere  immediate soluzioni pronte all’istante, che addirittura fossero già partite ieri, anziché trovarci di fronte a questo forte dilemma.


Chi di noi non ha figli in cerca di lavoro, o familiari, amici o conoscenti che l’hanno perso ? Chi di noi non auspica uno scenario che si possa sbloccare il più presto possibile per poter respirare aria di speranza?


Nella situazione attuale, ci troviamo di fronte ad una fase storico - economica internazionale che lascia percepire segnali molto incerti, ma che alludono a cambiamenti radicali del modo di vivere e di operare. Non bisogna pertanto abbandonarsi all’emotività e occorre invece procedere ad un’analisi articolata per non commettere errori che non ci permettano poi essere in linea coi tempi futuri, ma che soprattutto alterino quella che dovrebbe  essere in prospettiva la visione della nostra città, così come la vorremmo in rapporto alle sue potenzialità e alla sua territorialità, così come dovrebbe essere per stare al passo con l’evoluzione e con l’epoca che verrà.


Non si può più ragionare solo in termini di destino di un’area in se stessa, perché questa è una porzione di territorio che riveste un’ importanza strategica sia per le dimensioni che per la sua centralità rispetto  al tessuto urbano. Deve essere quindi considerata in ragione di una  complessità di fattori che devono tra loro  armonizzarsi per caratterizzare la vita futura di Verbania.


Quindi non si può più prescindere da un progetto di città.


Città turistica? Città industriale? Città di servizi? Città di cultura? Città di Parco (Valgrande)? Città di eccellenze? Città giardino? Città che comprenda diversi di questi aspetti?


In sostanza la destinazione di questo ampio contesto dovrà essere  conseguente a un più generale disegno di ciò che dovrà essere la città domani.


A seconda dell’obiettivo, cambiano notevolmente le scelte,  le modalità e i contenuti dei vari settori da gestire.


Si presenta l’occasione per una revisione programmatica complessiva,  per aver chiara la direzione da prendere e non solo in relazione a un tassello, per quanto importante sia.


Oggi in realtà Verbania si presenta come un ibrido dove ci sono tanti spunti anche positivi, ma facciamo fatica a identificarla in una sua fisionomia caratterizzante (che potrebbe essere anche la Capitale di Laghi, se sapessimo per quali motivi, con quali obiettivi e pianificazione).


Già in passato, volendo dare subito una risposta al problema lavoro, dopo la chiusura di Montefibre, si è privilegiata la scelta di mantenere una destinazione industriale, soluzione che ha risolto il problema lavorativo solo parzialmente, a fronte di una vicenda molto tormentata e di un andamento sempre all’insegna dell’incertezza.


Se da un lato comprendiamo questa scelta dettata dalla necessità di dare risposte data la tragicità del momento, dall’altro riconosciamo una scarsa  lungimiranza nell’avere optato per mantenere lo spauracchio di una fabbrica chimica in una città la cui vocazione industriale si stava pian piano storicamente esaurendo  e la cui vocazione turistico-ambientale invece è sempre stata potenzialmente molto forte, anche se forse di ciò non siamo ancora  pienamente consapevoli  (pensiamo alla stagnate situazione della Valgrande).  


Cosa fare dell’area Acetati?


Come prima cosa, è necessario che le bocce stiano ferme, quindi serve individuare gli strumenti giuridici ed amministrativi idonei a congelare la situazione odierna fino alla messa a fuoco di un’idea-progetto largamente condivisa.


Da parte nostra, permane la convinzione che in quell’area non può più trovare localizzazione l’industria, salvo fare una scelta di tipo anacronistico. Insediamenti impegnativi di tipo produttivo non devono trovare ubicazione nelle aree centrali del tessuto urbano secondo la tendenza in atto in tutti i paesi a sviluppo avanzato.


L’aspettativa sarebbe quella di non costringere più la città a convivere con alcunché di impattante, ma con presenze qualificanti  che facciano diventare quell’area un cuore pulsante, dinamico e versatile del nostro territorio, nel quale richiamare varie attività legate ai settori dei servizi alla persona, dei servizi per l’ambiente, della ricerca e dei laboratori sperimentali, della promozione delle eccellenze territoriali, in un contesto di spazi verdi urbani da potenziare e di un' urbanizzazione discreta.


Già si comincia a leggere sulla stampa che, esaurita l’ispirazione nucleare, si sta finalmente dando visibilità a notizie su quelle che potranno essere le opportunità economiche del futuro. Vale dunque la pena di prendersi un po’ di tempo per delle valutazioni di sostanza.


Interrogare i cittadini sulle loro aspettative potrebbe essere un primo passo di condivisione di un destino che riguarda tutti. Consultare esperti di nuova economia e figure professionali che si occupano di riusi di aree industriali potrebbe essere una seconda via da percorrere. Sarebbe inoltre interessante appurare le reali possibilità di accedere a fondi europei per progetti di risanamento e di rilancio di quest’area  soprattutto per quanto riguarda il rapporto con la proprietà e la bonifica. Occorre insomma un grande sforzo collettivo per disegnare una prospettiva di respiro generazionale, poi da quella dovranno discendere le singole soluzioni.




1 commento  Aggiungi il tuo

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marica spezia
4 Luglio 2011 - 09:04
 
Marcella , ottima relazione condivido il contenuto e aggiungo, se non mi è sfuggito nella prima lettura, che diventa improrogabile effettuare un controllo del tasso di inquinamento presente sopra e nel sottosuolo. La bonifica di tutta l\'area è il primo passo da realizzarsi in tempi stretti.



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