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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

AREA ACETATI. QUALE FUTURO ?

Di Gianmaria Ottolini


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Acetati rappresenta una duplice ferita aperta, sia sociale con la chiusura della fabbrica e la perdita dei posti di lavoro, sia urbanistico ambientale con un consistente complesso industriale dismesso. Il rischio è che la ferita rimanga tale per i prossimi decenni. In sostanza che l’area rimanga dismessa fin che l’attuale proprietà non trovi un acquirente a condizioni per lei favorevoli o che comunque decida di disfarsene.


 


Un gruppo di  lavoro, promosso da SEL del Verbano, ma a cui hanno attivamente contribuito tecnici e persone interessate esterne a SEL, ha analizzato e riflettuto sulle caratteristiche  di quell’area e dopo un certo numero di incontri  ha elaborato un documento non per prospettare una soluzione ma per aprire nella comunità verbanese un dibattito serio che tenga conto delle effettive possibilità di questa area e individui una prospettiva.


Gli ultimi due incontri hanno coinvolto le forze politiche del centrosinistra; pur con prevedibili diversità di accentuazione vi è stato accordo di sostanza sul documento e sulla opportunità di allargare il dibattito alle forze economiche, sociali ed associative della città per iniziare render pubblico il dibattito.


L’appuntamento è per mercoledì 29 giugno alle 20.30 al Chiostro di Intra.


Alcune mie personali riflessioni, non da esperto (che non sono) ma da cittadino.


Alcune delle proposte che sono girate nei mesi scorsi mi sono apparse puro frutto di fantasia, non tenendo assolutamente conto delle principali caratteristiche della questione.


Ne ricordo alcune:


-     A ridosso dell’area vi è uno stabilimento attivo e che la società statunitense considera in sviluppo (Plastipak va particolarmente fiera dell’elevata qualità dei prodotti realizzati in Italia. I nostri stabilimenti di Verbania e Anagni, specializzati nella produzione integrata di preforme e resina, ci consentono di soddisfare una domanda sempre crescente di packaging di qualità. http://www.plastipak.com/worldwide/italian/ ). Immagino che nessuno pensi di far traslocare anche questo insediamento.


-    Si parla spesso dell’area ex Montefibre come centro della città. Lo è in senso (per di più molto impreciso) puramente mappale. Non lo è né dal punto di vista urbanistico né tantomeno sociale. Verbania è una città storicamente policentrica e il suo problema è semmai quello di rivitalizzare le frazioni periferiche, non quello di inventarne un centro fittizio.


-     Quando quell’area è diventata industriale era, non a caso, disabitata; non costeggia il lago e non prende il sole delle frazioni collinari, ma semmai l’ombra del Monte Rosso. Insomma poco allettante per insediamenti e ancor meno per attività turistiche.


-    L’area (ex)Acetati ha una proprietà che va sollecitata e coinvolta; una proprietà che sinora è apparsa assai poco disposta a dialogare sia a livello sindacale che a livello politico.


Allora quali i passi possibili. Me ne sembrano utili alcuni.


Qualsiasi attività industriale dismessa ha il problema della bonifica. La proprietà ha fatto sapere di aver iniziato dei sondaggi. Come cittadini abbiamo il diritto di richiedere la massima trasparenza su questa questione. C’è inquinamento, di che tipo, a che livello di profondità ecc.? Il non utilizzo dei pozzi e il conseguente salire delle falde può avere conseguenze qualora vi siano degli inquinanti anche se a livello superficiale? Qualora sia necessaria una bonifica che ripercussioni (tempi, costi ecc) può avere a seconda del futuro utilizzo (sia esso produttivo oppure di altro tipo)?


Il risultato dei referendum contro la gestione privata dell’acqua e contro il nucleare non mi pare vada letto come “un referendum del divorzio fra governo e paese”, insomma come una decisione politica a breve termine, ma come la scelta, magari non del tutto consapevole, verso una prospettiva di sviluppo a medio lungo termine incentrata sui beni comuni e sulle fonti energetiche alternative. Scelta che dovrà avere ripercussioni non solo a livello centrale, ma anche (e qui i tempi potrebbero esser più celeri) a livello delle singole comunità.


Allora perché non prospettare per il Verbano (e il VCO) un coinvolgimento di tutti i soggetti economici, tecnico-scientifici, sociali e politici verso scelte convergenti: un’area (l’ex Acetati) dove vi sia ricerca, sperimentazione e, se possibile ed opportuno, produzione nel settore delle fonti energetiche rinnovabili; una scelta parallela e decisa a favore  della autosufficienza energetica di tutti gli edifici pubblici; l’individuazione di politiche di sostegno a favore della ricerca e produzione locale in questo settore.


Una delle caratteristiche dei nuovi settori di sviluppo è proprio quella di por fine alla contrapposizione fra lavoro ed ambiente, fra scelte economiche e scelte ecologiche. Insomma la speranza di poter rimarginare entrambe le ferite di cui accennavo all’inizio.


Aprire un dibattito pubblico, organizzato in momenti precisi (di studio, proposta, decisione)


per arrivare ad una scelta condivisa. Una occasione non solo per parlare del nostro futuro, ma anche per uscire da una politica fatta di personalismi ed invettive reciproche (fra e dentro gli schieramenti) che non solo sta diventando sempre più insopportabile e sta alimentando il rifiuto della politica, ma che soprattutto mette in ombra le possibili scelte per il domani.


Da ultimo una speranza: che qualunque sia la scelta che la comunità verbanese vorrà fare, in quell’area vi sia comunque uno spazio che ricordi quella storia, storia economica, produttiva e sociale. Storia di scelte che hanno strutturato, nel bene e nel male, la nostra comunità cittadina; storia di generazioni sia locali che immigrate che in quei reparti hanno sofferto e sperato, appreso e lottato. Un luogo condiviso di documentazione e memoria.




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