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Padre Renato torna e... partono i ricordi

di Gianmariano Bernardini


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Sabato scorso un gruppo di giovani sessantenni, qualcuno ben oltre, altri non ancora, ma per poco, si sono ritrovati al Circolo San Vittore di Intra per festeggiare il rientro in Italia, dopo quarantacinque anni, del Canossiano Padre Renato che assieme a Padre Serafino, Padre Raffaele, Padre Domenico e Padre Carlo, prematuramente scomparso nel 1965, sostituirono   progressivamente don Aurelio Cantone, negli anni sessanta, nella gestione del Circolo San Vittore. Vennero poi allontanati inspiegabilmente per noi, visto l’alto gradimento che riscuotevano: mi sembra di ricordare una nostra protesta nei confronti della curia per l’accaduto.


Durante la serata, sono riapparsi innumerevoli ricordi dei giorni della mia gioventù trascorsi al Circolo, alcuni frutto della mia memoria, altri del racconto dei presenti.


Mi piace citarne qualcuno.


Rimane viva nella nostra memoria la figura del Carletto Sonzogno,  il fondatore del Circolo nel 1908 che, ultra ottantenne, frequentava ancora l’Oratorio, allora rigorosamente al maschile. Le ragazzine andavano  all’Oratorio Femminile in Via De Lorenzi gestito dalle suore, ma ancora per poco perché dopo il sessantotto per fortuna tutto cambiava.


Il Carletto la domenica pomeriggio, prima dell’inizio del film - al Circolo c’era un cinema che proiettava film di Maciste, Ercole, Cow boys, ecc. - ci radunava in riga e ad uno ad uno faceva delle domande sul catechismo; ad alcuni che rispondevano regalava dei biglietti di ingresso per il cinema, agli altri delle caramelle. In riga vi erano anche le ragazzine dell’Oratorio femminile presenti per andare poi al cinema, e il Carletto chiamava “Michelino” tutti i ragazzi ed “Angelica” tutte le ragazze. Ci sarà sicuramente una spiegazione, ma non me la ricordo.


Si andava a vedere il film con la bottiglietta della gazzosa e un paio di stringhe di liquirizia che usavamo come cannuccia. Al cinema venivano fatti sempre degli scherzi. Ne ricordo uno.


Il macchinista metteva fuori fuoco la lente del proiettore distorcendo l’immagine e, fingendosi arrabbiato, costringeva i nuovi arrivati a sollevare il pesante telone per aggiustare, così diceva lui, la messa a fuoco.


Il cinema, per l’esattezza il retropalco, è presente in un altro aneddoto riguardante il torneo notturno di calcio,  organizzato per anni dal Consiglio del Circolo San Vittore. In quegli anni i dirigenti decisero di rivolgersi ad un gruppo esterno per l’organizzazione del torneo e una delle cose che fecero era quello di far pagare il biglietto d’ingresso. Noi, che di soldi ne avevamo ben pochi, escogitammo un trucco: ben prima dell’apertura delle casse ci nascondevamo, anche in un nutrito gruppo, nel retro palco ed attendevamo l’imbrunire per sgattaiolare dalla porta posteriore del cinema che era oltre le casse e, con un’organizzazione militare, si controllava quanti spettatori ci fossero e, ad intervalli regolari, si usciva in due o tre al massimo, per non destare sospetti.uesti


Questi non erano inseriti nell’organizzazione del torneo. Altri, in cambio dell’ingresso gratuito, svolgevano mansioni operative come l’andare dal Fasana, su al campo sportivo, per far verniciare di bianco i palloni perché quelli di cuoio la sera non si vedevano, così aumentavano di peso giorno per giorno man mano che si aggiungevano strati di vernice. Altri ancora erano addetti alla segnatura del campo tracciando le righe con la calcina, oppure dovevano bagnare il campo, o erano preposti al recupero dei palloni che immancabilmente finivano nei giardini limitrofi.


Nella proprietà delle signore Petroli, la Villa Cerini, nessuno però voleva andarci per la presenza di certi cani da guardia, mentre, quando i palloni finivano all’osteria Unione, i giocatori di bocce li rilanciavano magari gridando irritati perché il pallone aveva spostato bocce o boccino.


Tutti i pomeriggi dopo aver fatto i compiti, ci si trovava per la partitella di pallone. Il primo che arrivava  iniziava a calciare contro il muro per poi riprendere il rimbalzo del pallone, poi con l’arrivo del secondo si giocava uno contro uno, poi man mano che si susseguivano gli arrivi si facevano partite infinite. In inverno sino che c’era un filo di luce, nelle altre stagioni sino ad ora di cena.


Ci  sarebbero altri aneddoti da raccontare, ma per ora mi fermo qui.




1 commento  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Pongiluppi Mauro maurino (bei tempi)
Pongiluppi Mauro
20 Giugno 2011 - 12:09
 
Grande Gian,bel articolo, sperando di un nuovo incontro con altri compagni dei nostri tempi.



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