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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - Il dopo elezioni

di Giuseppe Cangialosi


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Ho letto con interesse il contributo di Marco Tosi sulle vostre paginee non posso che condividerne entusiasmo e contenuti soprattutto per quel che riguarda lo spirito e il richiamo alla partecipazione.


Io però, da appassionato della politica più che da militante politico, dopo i festeggiamenti , proprio con l'entusiasmo che porto con me sino ai referendum di domenica, vorrei richiamare tutti ad un bagno di realtà in quanto lo scenario della politica purtroppo non è magicamente mutato, proprio per gli stessi motivi richiamati da Marco Tosi.


Come scrive Gramellini su "La Stampa", "chi ha vinto le elezioni sono stati gli elettori (aggiungerei i comitati, l'associazionismo attivo, i cittadini coinvolti nella rete attraverso i social network) e non tanto i partiti (anche se tanta militanza di questi partiti è stata determinante per la vittoria finale)".


A partire da Beppe Grillo e poi lungo tutto il centrosinistra, con le dichiarazioni a ruota libera di tanti dirigenti, "è ufficialmente iniziata la campagna elettorale per perdere le prossime elezioni politiche."


E' indubbio che questa tornata elettorale, straordinaria per il risultato politico uniforme (il centrosinistra ha vinto quasi dappertutto da Milano a Napoli da Novara a Cagliari passando da Domodossola) ha consegnato a tutti noi la speranza di una alternativa.


Ha certamente contribuito a rafforzare qualche convinzione sino a ieri fortemente in crisi:


- Che non sia più possibile prendere in giro i cittadini con favole e promesse mirabolanti (anche se per tanto tempo buona parte di questi ci ha creduto)


- Che l'arroganza della politica politicante, tipica dell'attuale classe governativa locale e nazionale, non fa più paura.


- Che le primarie (si dia merito al PD di averle inventate) sono uno strumento straordinario e vero


- Che la politica della paura e della becera difesa di identità "padana" comincia a creare repulsione perché spegne le emozioni più positive e per lasciare spazio alla chiusura identitaria e alla politica dell'inutile


E' anche caduto il mito del "buon governo berlusconiano", del cosiddetto "governo del fare" scoppiato come una bolla di sapone perché di quella sostanza liquida e scivolosa era ed è composto.


Il fare ha lasciato spazio allo spartire potere, al favorire lobby affaristiche di ogni specie, al fare interessi di bottega e all'illudere che tali interessi fossero interessi collettivi.


Ma la partita, per tutti noi, comincia proprio ora, alla fine di un atteso e legittimo festeggiamento che ha meritato più che un euforia.


Credo cioè che non si debba sopravvalutare questo risultato perché il fatto che i cittadini non ne possano più di questa politica becera, inconcludente e divoratrice di risorse pubbliche; il fatto che il berlusconismo sia oramai in declino irreversibile; il fatto che si vinca dappertutto in maniera lampante, non significa che esista un progetto politico alternativo al nulla, né possiamo contrappore al nulla, un altro nulla un po' più presentabile.


Nella nostra città, dopo la rottura di una pur differenziata continuità provocata dalla sconfitta elettorale del centrosinistra alle precedenti elezioni amministrative, ma anche, a mio modesto parere, dopo un biennio di sostanziale inconsistenza dell'attuale governo di una città ferma, lacerata dalle divisioni, senza una prospettiva socio economica credibile, chiusa nel suo provincialismo fatto di cabotaggi e interessi più o meno forti, se si vuole vincere non si può più riproporre modelli di governo locale pur basati sulla buona amministrazione, ma clonati da un passato remoto.


Bisognerà ripartire dalla città, da quel tessuto partecipativo che ha prodotto in questi ultimi mesi tanta mobilitazione su molti temi chiave del nostro sviluppo urbano: dall'area BesozziBenioli, al cineteatro sociale in opposizione al megalito dell'Arena, sino ai progetti di mobilità sostenibile e sviluppo ecourbano.


Sono i temi e i contenuti, prima ancora delle persone, che a me interessano e che ritengo possano fare la differenza.


Bisogna ricostruire un progetto politico unitario capace di (segue)





2 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di FELICE IRACA\' commento
FELICE IRACA\'
14 Giugno 2011 - 07:06
 
Grazie per la passione e l\'entusiasmo. Nella nostra città esistono \"forze vive\" trasversali ai partiti tradizionali che vanno ASCOLTATE. Forse s\'è finalmente aperta la fase di una politica dal basso, di una democrazia liquida e orizzontale. E\' vero, bisogna mettere insieme a un tavolo tutte le forze che hanno voce, passione, entusiasmo. La mia personale convinzione è che un programma elettorale (o un \"manifesto\") vada costruito assieme ai cittadini, partendo anzitempo. La proposta elettorale deve partire da un ASCOLTO ATTIVO della gente: bisogna costruire un grande contenitore nel quale riporre ideee, bisogni, speranze, e anche sogni apparentemente irrealizzabili. Poi vi sarà la fase di filtro, ma dobbiamo assolutamente aprire una fase di \"risonanza partecipativa\".

Felice Iracà
Vedi il profilo di Marisa Dall\'Olmo commento
Marisa Dall\'Olmo
20 Giugno 2011 - 08:12
 
Buongiorno sig.Cangialosi condivido la sua analisi della recente partecipazione alla espressione politica popolare ,converrà con me
che di politico esisteva solo( \"solo \" è naturalmente un eufemismo) la partecipazione.
Poichè sono parte attiva nel recupero dell\'area Besozzi Benioli che è stato sollecitato dai cittadini che vivono intorno a quell\'area , ma sostenuto e accompagnato da chi ne vede il centro di un\'apertura ed espansione che coinvolga spazi e passaggi indebitamente occupati per rivitalizzare un ridottissimo centro storico vorrei che lei notasse la differenza con il cinema sociale di Pallanza le cui argomentazioni sono state condotte inizialmente per \"disturbo\" politico ed in seguito sostenute da legittime condivisioni partecipative ,che tuttavia nulla hanno a che vedere con un assetto urbanistico da tempo disatteso e compromesso (carcere , ospedale ,aree verdi , orrendi condomini che meriterebbero ,quelli sì di essere demoliti!,)
Occorre a mio avviso recuperare la memoria urbanistica di questo paese , ma anche la memoria storica , quella vera , delle attività , delle famiglie , degli insediamenti,
che non sta scritta nei libri,ma per chi sa leggerla è scritta nel territorio stesso e nei suoi abitanti



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