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AFGANISTAN - IO NON CI STO


 

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Due giorni fa in Afganistan è morto ancora una soldato italiano.



Probabilmente nel prossimo consiglio comunale saremo ancora



una volta invitati a partecipare al rituale di commemorazione:



il Presidente del consiglio, con la voce rotta dalla commozione,



chiederà un minuto di silenzio in memoria di questo soldato.



E tutti noi lì in piedi con la testa bassa e la coscienza pulita, lavata.



In un minuto.



Pronti a recitare un’altra volta, per il prossimo cadavere che tornerà in Italia.



Questa volta non ci starò.



Non condivido le spiegazioni di “Larussiana” ispirazione,


 sulla inevitabile morte degli eroi.


 



Prendo invece a prestito una riflessione di Giorgio Bocca.


 

‘’Perche’ partecipiamo alla guerra in Afghanistan?Perche’ i nostri soldati vanno a morire in quelle desolate terre? Perche’ le autorità recitano il rituale cordoglio con cerimonia funebre e pianto dei parenti? Perché la guerra continua ad essere necessaria alla politica internazionale e interna? Perché l’ umanità non si è ancora liberata delle voglia ancestrale di sangue fraterno?’’
“Una risposta – scrive Bocca - suggerita dalla storia recente è: la guerra permane come prova di nuove guerre, nuove armi, nuove strategie. La seconda ragione è quella dei buoni affari dei mercanti di cannoni. La guerra giustifica e nobilita ogni decisione del potere economico. C’ è anche, s’ intende, il motgivo politico. La guerra è sempre dalla parte della conservazione del potere da parte dei padroni, i Berlusconi di tutti i regimi riaffermano regolarmente che la guerra è necessaria e provvidenziale anche se razionalmente nessuno sa spiegare il perch钒.

‘’Questa – continua Bocca – è la guerra per cui muoiono dei giovani italiani? E per cui si commuovono i reggenti della Repubblica? Che significa per i giovani italiani questo rituale che si ripropone quasi ogni mese? E’ già difficile credere che sia bello e onorevole morire per la patria quando la patria e’ in pericolo, ancora meno accettare  che la tua vita sia messa in gioco per una questione di potere o di diplomazia. I morti per Cavour e Mazzini servivano per fare l’ unita’ d’ Italia. Ma questi? Per un invito alla Casa Bianca del nostro premier?”




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