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"Amicizie" (pericolose)

 


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Fino a un anno fa, attorniato da belle e adulanti ragazze, Muammar Gheddafi ballava a Villa Doria Pamphili, con tutti gli onori del caso. Un amico, di quelli che s'accolgono coi tappeti rossi. Un patto d'amicizia, siglato in nome di vedute e accordi lungimiranti: il gas, le commesse e i contratti per opere importanti e redditizie. Un'astuta mossa di politica internazionale.


 Un detto antico recita che "chi va con lo zoppo impara a zoppicare". In questa tremenda crisi libica, il colonnello ci ha scaricati, prim'ancora che lo facessimo noi. L'amicizia è rotta, e qualcuno, oggi, si chiede perché mai sia iniziata: in nome di quale ragione, di quali sentimenti, di quali feeling, di quale comunione d'intenti: per il dio denaro, forse, spacciandola per lungimiranti vedute di politica internazionale. Nella tanto bistrattata "prima Repubblica", forse troppo velocemente archiviata dal ciclone Tangentopoli (soprattutto se rapportata alla seconda...), si faceva molta attenzione alla cosiddetta "credibilità internazionale". Oggi, chissà.

"Dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei", dice un altro vecchio proverbio. Saggezza popolare, per i più. Roba da cenciose nonnine col filato tra le mani, per molt'altri.


Sarà, ma quello che accade oggi è sotto gli occhi di tutti.


Nessuno escluso.




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