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Una strada per un cammino



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La discussione  apertasi in città nel fine settimana, sull’intitolazione di una piazza a Giovanni Fasana, ha evidenziato un nodo della storia italiana che, non essendo stato dipanato a suo tempo, continua a generare effetti e inconprensioni.


Mi riferisco al provvedimento legislativo del 1946 a tutti noto come l’ amnistia Togliatti, allora Ministro di Grazia e Giustizia del governo presieduto da De Gasperi. Una legge probabilmente concepita con  intenti di pacificazione in realtà, proprio per la tempistica e per la doppiezza,  foriera di conseguenze e riletture.



L’Italia fu l’unico paese, tra quelli liberati dall’occupazione nazista, che nel dopoguerra non intentò processi, come quello di Norinberga, per affrontare il problema del collaborazionismo.


Questo non portò chiarezza.


Non si stabilìrono le ragioni ed i torti. Non si fissò un punto, anche storiografico, da dove il paese avrebbe dovuto ripartire. Decorso che invece avvenne in tutta l’Europa liberata.



“La responsabilità di Togliatti fu quella di ignorare i crimini commessi da fascisti e partigiani” scrisse lo storico Sergio Luzzatto in un articolo apparso sul Corriere della Sera di qualche anno fa.



Nella migliore tradizione italiana tutto doveva cambiare per nulla cambiare.



Quella famosa amnistia non favorì certamente la pacificazione, anzi creò ancor  più  divisioni,  rancori,  odi , incomprensioni,  pregiudizi.



Zone d’ombra che, per chi ha vissuto quegli anni o ha avuto modo di avere testimonianze dai diretti interessati, si sono trascinate fino all’oggi.



Tant’è che è in atto un tentativo di rilettura di quegli accadimenti che vorrebbe portare ad una assimilazione degli uni con gli altri. Una frase emblematica che spesso udiamo è: i morti sono tutti uguali.


Non è vero, come non è vero che tutti fossero responsabili dei crimini che i fascisti fecero nelle nostre terre.



Per ritornare al nostro signor Fasana, personalmente non l’ho mai conosciuto.



Molti mi dicono, credendo a loro, che fosse una brava persona molto attiva nel sociale.


Ma quell’etichetta di uomo di destra, della Repubblica di Salò, lo perseguita ancora.


Il cammino della comprensione è ancora lungo.




1 commento  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di fabiusverbanus I fardelli dell\'italia \"moderna\"
fabiusverbanus
7 Marzo 2011 - 21:27
 
Il problema è che, al di là delle virtù di quella persona che sarà potuta essere il sig. Fasana, è ovvio che intitolare una piazza a lui verrà strumentalizzato da quel corteo di nostalgici, poveri e tetri, che non attendono altro per innalzare i loro funesti vessilli. In questo modo profanando le tombe di quanti dettero il massimo che potevano, la loro vita, per la libertà



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