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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

SULL'ALI DORATE

 


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Non so a quanti sia sfuggita l'ennesima boutade padana, consumatasi in questi ultimi giorni in uno dei più grossi centri cittadini della nostra provincia. Che i fedeli del prode Alberto da Giussano non si smentiscano mai è cosa nota, mostrando all'occorrenza lealtà e coerenza verso i propri antistorici pensieri. Sì, antistorici, non v'è termine più appropriato per definire l'ennesima uscita in chiave grottesca e teatrale, in un periodo, evidentemente, a loro poco caro: quello che vede dare l'avvio ai festeggiamenti per il 150° anniversario dell'unità d'Italia. Eppure, a pensarci bene, pareva che i moti rivoluzionar-secessionisti voluti dal Grande Capo fossero stati riposti in soffitta: un dazio pagato agli amici di merenda o un improvviso risveglio nell'attuale realtà unitaria? Chissà. Se non ché, qualche giorno addietro, si ordina la sospensione del Consiglio Comunale dei Ragazzi di una cittadina vicina, perché "non può suonarsi l'inno di Mameli".


La solita storia, già sentita: adesso ci diranno che l'inno italiano non esiste, che quello di Mameli non è l'inno ufficiale perché mai decretato con apposita legge (quanti formalismi quando conviene!), che converrebbe adottare il "Va, pensiero", ecc. ecc. Non so, ma mi coglie una certa noia, e anche un po' di tristezza a dire il vero, a sentire sempre la solita solfa: qualcuno vuol farglielo capire che da 150 anni siamo un'unica Nazione con un unico Inno e un'unica Bandiera? Forse bisognerebbe ricordar loro che nel luglio 1849, alla morte di Goffredo Mameli, così scriveva un certo Giuseppe Garibaldi (quello della spedizione dei Mille, sulle cui navi salparono, tra gli altri, 434 lombardi, 194 veneti, 156 liguri e 78 toscani: l'Italia del Nord, in sostanza!): "I nati sotto il cielo d'Italia non abbisognano dell'estraneo per redimersi, ma d'unione e d'un inno che li colleghi, che parli all'anima dell'Italiano coll'eloquenza del fulmine, la potente parola del riscatto!". O forse, per risvegliarli all'oggi, bisognerebbe ricordar loro quanto scrisse l'avvocato Franzi, Sindaco dell'allora Comune di Pallanza, il 15 marzo 1861: "Il pensiero dell'unità Italiana incarnato nella lingua, nella poesia, nella vita tradizionale è portentosamente realizzato. Ventidue milioni d'Italiani rincuorati e concordi di patrio amore già stanno raccolti in una sola famiglia, attorno al Trono del più leale e valoroso de' Monarchi. Il Regno d'Italia, non più colona straniera ma monumento solenne di Nazionali forze fu proclamato, né la potenza degli eventi e la giustizia dell'Europa permetteranno sia a lungo ritardata a chi ancora manca al fraterno convitto la gioia di sedervi. Si possono tormentare li uomini, ma non imbrigliare con fili di ferro le Alpi ed il Mare per mutare la impossibile natura dei confini di un paese".


Si possono tormentare li uomini, ma non imbrigliare con fili di ferro le Alpi ed il Mare: uno splendido esempio donato a futura memoria. A quella che vuol sentire, ovviamente...




1 commento  Aggiungi il tuo

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Bolognesi
14 Febbraio 2011 - 04:17
 
Io sono italiano. Per rispetto a coloro che hanno dato la vita per questa bandiera, propongo a tutti i cittadini di esporre il tricolore ai balconi ed alle finestre, come da qualche settimana anch\'io ho fatto. Silenziosamente ma in modo dignitoso festeggeremo questo 150esimo compleanno.
Rispondiamo con i fatti a queste becere polemiche a chi per suo statuto di partito vuole la secessione.



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