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L'ETICA E LA MISSIONE DELLA POLITICA

 


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Diversi anni fa, il Concilio Vaticano II ha definito il "bene comune" come "l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono, sia alle collettività che ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente". Il servizio ed il perseguimento del "bene comune", impongono però l'assunzione di un forte senso di responsabilità da chi, nelle varie forme, esercisce il potere, per la realizzazione piena di tutti e di ciascuno come condizione fondamentale dell'agire politico.


L'agire per il "bene comune" deve però costituire uno stile di vita, un impegno che ruota attorno ad alcune scelte di fondo: in tale contesto, la dialettica politica, spesso caratterizzata da sterili contrapposizioni di appartenenza e non di contenuti di fondo, va sempre subordinata alla ricerca delle convergenze possibili, per lavorare insieme al servizio del "bene comune": corresponsabilità, dialogo e partecipazione, vanno dunque anteposti a contrapposizioni preconcette o a logiche ispirate a interessi personali o di gruppo.

Il potere politico, infatti, non può perseguire interessi che non siano quelli generali dei cittadini, e la volontà generale deve prevalere sugli interessi particolari: l'esercizio del potere deve mirare unicamente al già menzionato "bene comune", cercando di ridurre la crescente disaffezione ed il pericoloso distacco dalla politica di tanti nostri cittadini.


Solo se saremo capaci di immunizzarci dalle tentazioni di ridurre la politica a spettacolo, per coinvolgere invece i cittadini nella realizzazione di un progetto di città dove essi siano attori-protagonisti, recupereremo il vero senso della politica: quella forse utopica, ma che mira ad un'unica missione di fondo: il buono ed efficace governo di una città, riscoprendo modelli e culture che il passato, non invano, ci tramanda e rammenta.


In tempi non sospetti, Kant e Robespierre sostenevano che la politica è strettamente congiunta con l'etica e la morale, e che "l'impegno politico deve essere carico di idealismo e spiritualismo".


E' assolutamente necessario, pertanto, riscoprire un agire politico che miri al coinvolgimento dei cittadini alla gestione del potere, favorendo sempre più la loro compartecipazione alle scelte che riguardano la collettività.


Il ruolo della politica deve e può essere quello di fungere da antenna, abile nel captare le novità del sistema sociale ed i suoi bisogni, al fine di realizzare un progetto politico che abbia nella qualità della vita e nella centralità dell'Uomo la sua vera dimensione.


Si avverte dunque l'urgenza e il bisogno di riscoprire una nuova cultura politica: quella in cui il politico riacquisti il suo vero ruolo, ritornando ad essere la guida della comunità, e "riaprendo il Palazzo" alla gente.


Senza urla e presunzioni, se non si vuole recidere quell'esile filo che, per fortuna ancora, ci lega al cittadino.




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