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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

LA BANDA DELLA VIA ROMA E “UL GATT RUSS”

Di Livio Serafini


Immagine 1


Per i ragazzi che negli anni 50/55 avevano 13/15 anni, era impensabile avere a disposizione un mezzo di locomozione se non, per qualcuno e saltuariamente, una bicicletta usata. Questa impossibilità di spostamento era il motivo che ci teneva legati, obtorto collo, al nostro quartiere che, in questo caso specifico è la Sassonia alta e più precisamente l’area compresa fra Via Marsala (traversa della Via Roma) e Via Orti, oggi Via Perassi.


Il nostro  habitat naturale era la strada (Via Roma) e il fiume San Bernardino dove giornalmente, assolti i doveri scolastici, ci si trovava per i giochi convenzionali …. partite a pallone, burliscia, i 4 cantoni e partite a tennis con delle “racchette” che erano assi di legno con manico tipo tagliere, mentre il gioco più pericoloso e saltuario consisteva nel nascondersi lungo l’argine del fiume (ul ripar) e attendere l’uscita delle operaie della Cucirini Cantoni Coats per impallinarle con delle cerbottane cariche a “bal da can”, che sono poi i frutti selvatici delle palme, con il rischio concreto di essere riconosciuti e denunciati ai propri genitori o prendere qualche ceffone in diretta.


Nel fiume il passatempo era quello di costruire capanne e prendere pesci battendo un sasso sull’altro, ma facendo molta attenzione a due cose essenziali: le sassate provenienti dai ragazzi di San Bernardino (era una battaglia continua) e l’eventuale ritrovamento di strani oggetti che in buona sostanza erano residui bellici (bombe a mano) le cui immagini erano affisse in città su grandi cartelli con scritta a caratteri cubitali, “ATTENZIONE”, sotto la quale vi erano le foto di varie tipologie.


Il fatto che si potesse giocare per strada la dice lunga su che traffico ci poteva essere … qualche rara macchina, pochissime moto, ma in compenso orde di coscritti, con fazzoletti e bustine tricolore, con in bella vista la classe della leva di appartenenza, con meta dichiarata, anche ad alta voce, di andare al “Gat russ”, ovvero la casa di tolleranza di Via Orti (i più snob la chiamavano la Ca’ di pumm) e per noi che sapevamo grossomodo cosa (segue)






1 commento  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di lorella granzotto grazie per il tuffo nel passato
lorella granzotto
10 Dicembre 2010 - 11:35
 
Grazie Livio per il Suo racconto così \"vivo\": sono molto legata affettivamente alla Sassonia perchè ci è cresciuto mio papà e, anche se non condivideva volentieri i suoi ricordi, mi ha passato l\'affetto per questa zona di Intra.
Credo che la Sua descrizione di quei tempi l\'avrebbe trovato assolutamente d\'accordo essendo lui proprio tipo da \"banda di quartiere\": perchè non scrive qualcosa di più sull\'argomento? Ne sarei sicuramente una lettrice attenta e commossa.
PS Mi piacerebbe anche sapere qualcosa di più sugli spettacoli dilettanteschi che si tenevano al Teatro Sociale - che so fossero un\'altra forma di divertimento del quartiere che mio papà organizzava - di cui non ho nè foto nè descrizioni.



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