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Ul cinema, ul Zani, la Giuanìna

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      "Ul Zani" è il primo a destra col mandolino


Pensando all’agonia del Cinema Sociale di Pallanza, per analogia i ricordi mi riportano al passato di paese.


Anche Trobaso ha avuto il suo cinema: il mitico Cinema Impero che si trovava nella sede della Società Operaia, in via De Notaris, dove oggi c’è il Mobilifico Cutrone.


Un capiente salone con file di sedie di rigido legno davanti, più confortevoli e ricoperte da velluto rosso oltre la metà della sala, tutte un po’ traballanti, la cui seduta ogni volta che ci si alzava scattava in su con rumoroso  fragore o che cadevano una dopo l'altra, con "effetto domino", quando qualche dispettoso le spingeva.
L’aveva in gestione “ul Zani”, un ometto stempiato spesso alle prese con turbolenti spettatori o con difficoltà tecniche.


Il cinema era uno dei pochi divertimenti e i ragazzi aspettavano ansiosi le proiezioni, che non erano proprio di prima visione, ma che esaltavano o commuovevano. C’è chi ricorda gli indimenticabili “Ombre Rosse” , “Campane di monte Nevoso”, "Il brigante  Musolino", oppure i film strappalacrime "Catene" e "Figli di nessuno" con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. La partecipazione diventava appassionata coi film western quando, durante gli assalti dei banditi o le cariche della cavalleria, i ragazzi seduti nella prime file si agitavano a tal punto da trascinare i sedili fin sotto allo schermo.


Di tanto in tanto la pellicola si spezzava e allora nella sala si sollevava la protesta: “Zani, mòla i fòrbis!” oppure "Zani...furbisùn". A volte, quando non riusciva a far ripartire la pellicola, il gestore annunciava che lo spettacolo era finito. E  partivano altri insulti.


Un amico racconta che un giorno di maggio si è recato al cinema con delle lattine piene di maggiolini che ha liberato durante la proiezione. Immaginate la disperazione del Zani, che ha dovuto interrompere il film per la gran confusione  e soprattutto perché gli insetti, attirati dalla luce e dal calore, oscuravano lo schermo e impedivano la visione. Il poveretto irrompeva nella sala facendo volteggiare in aria una scopa e urlando inferocito:“Bastardi, se v’à ciàpi…!” 


L’altro personaggio che tutti ricordiamo è la “Giuanìna”, detta “La Sceicca”, che faceva la cassiera e della quale si dice che "la gh'eva adoss quàtar diit da crocch" date le sue scarse cure igieniche.


Girava con la sua fedele bicicletta e, oltre a vendere i biglietti, doveva tenere a bada i giovani monelli sempre pronti ad ingannarla. Uno di loro pagava l’entrata con un sacchettino pieno di lirette e, mentre lei  scrupolosamente le contava,  i complici, abbassandosi sotto la biglietteria, schizzavano dentro la sala senza pagare. La stessa cosa capitava quando le veniva richiesto un gran numero di “Golia”.


La Giuanìna veniva presa di mira anche per le strade del paese e ci raccontano che un giorno, fuori dal “Cafè Pedrìn”, accortasi che le avevano rubato il campanello della bicicletta, si mise a urlare rivolta ad un gruppetto di ragazzetti sospettati: ”Tirè fo’ ul pirlìn…tirè fo’ ul pirlìn !”


Al cinema si recavano anche le coppiette che preferibilmente si collocavano nella piccola galleria in fondo alla sala per scambiarsi effusioni, complici l’oscurità e la posizione strategica.


Il nostro glorioso cinema, la cui attività era iniziata nel 1922, entrò in crisi alla fine degli anni sessanta per la concorrenza delle più moderne sale di Intra e Pallanza e il Zani sospese le proiezioni nel 1971. Con buona volontà e fatica, per non arrendersi al cambiamento dei tempi, si tentò di riproporre dei film fino al 1975, quando chiuse definitivamente




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