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GIOVANI? PENSIAMOCI

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L’ipotesi espressa la settimana scorsa dall’assessore Adriana Balzarini di multare gli alunni della Quasimodo che stazionano  in mezzo alla strada mettendosi a rischio e bloccando il traffico, sollecita qualche riflessione, non tanto sul senso in sé di questa eventuale sanzione, quanto sulle manifestazioni comportamentali dei giovani di oggi.


 

Vivono la loro libertà in modo assoluto.


 

Si sentono liberi nel dare rispostacce a chi li richiama, di lanciare lattine e bottigliette di birra per le strade, di spezzare un albero appena piantato, di tranciare letteralmente in due una panchina di serizzo del parco giochi, di smontare le sbarre di una recinzione per far legna per la griglia, di urlare a squarciagola a notte inoltrata uscendo dalla birreria, di imbrattare con scritte e scarabocchi le pensiline nuove alle fermate dei bus, di transitare sulla pista ciclabile con il motorino, di sdraiarsi sulla poltrona del cinema con le gambe accavallate sul sedile davanti,  di ruttare nelle orecchie di un passante, di ignorare l’anziano in piedi sulla corriera…di invadere appunto la corsia stradale pur in presenza del marciapiede. Questo tanto per sintetizzare il frutto di recentissime osservazioni relative ad azioni che a questo punto andrebbero tutte sanzionate.


 

Dalla loro hanno che l’adolescenza è la fase della trasgressione in cui, più ci si dissocia dalla norma, più si afferma la propria autonomia. Tutti abbiamo attraversato la fase  della provocazione col gusto di andare contro corrente rispetto alle sollecitazioni degli adulti, ma, siccome avevamo la consapevolezza interiore delle norme che ci venivano comunque impartite, prima o poi si rientrava nei ranghi e quelle norme sono poi diventate i riferimenti certi della nostra vita.


 

Ora invece si percepisce che la regola è diventata l’assenza  di regole perché gli atteggiamenti stonati sono troppo largamente diffusi per tipologie e frequenza.


 

Il dato di fatto è che i ragazzi tendono istintivamente a fare ciò che vogliono. Che sembrano del tutto indifferenti circa la realtà che li circonda la quale è costituita da svariati contesti, ognuno dei quali merita un certo tipo di adeguamento e delle forme di rispetto.


 

Non è il contesto che induce al comportamento critico, ma è l’individuo che domina il contesto e lo usa secondo la propria immediata esigenza, in mancanza di un valore fondamentale che permette di distinguere ciò che è permesso da ciò che è sconveniente: il senso del limite.


 

Sono generazioni che stiamo crescendo con modalità educative deboli e permissive: la funzione del “no” , che tradotto significa “non puoi andare oltre”,  non è più in voga, un  no motivato richiede dedizione e coerenza.


 

Li abbiamo abituati ad essere soddisfatti nei loro desideri ancora prima che essi desiderino, al punto che tutto il benessere facilmente alla portata toglie il piacere dell’attesa,  ingenera indifferenza e scarso apprezzamento del valore delle cose.


 

Tendiamo a difenderli con miope garantismo per cui l’assunzione delle proprie responsabilità viene (segue)






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