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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

Un insegnamento

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Il 25 aprile del 1945 mio padre aveva 22 anni. Era un giovane che, come tanti altri, aveva combattuto la Lotta di Liberazione. Aveva deciso di aderire alla Resistenza non solo per motivi ideologici ma, soprattutto, per salvarsi la “ghirba”, la vita, come diceva.



Quando era stato chiamato a Novara alla visita di leva della R.S.I.,dopo l’8 settembre 1943, aveva preso la via della montagna perchè i fascisti, “i mai morti” delle brigate nere, sapeva chi fossero avendoli conosciuti bene nelle campagne di Croazia e di Russia.



Non era un eroe e neppure ha mai voluto rievocare volentieri quei momenti vissuti, anche perchè, per molti anni, gli capitava di svegliarsi urlando “i rivan, i rivan” ricordando probabilmente qualche rastrellamento.



Mio padre era un uomo buono e avrebbe voluto una reale pacificazione nella quale però non si dimenticasse chi erano e cosa avevano fatto i fascisti a lui e all’Italia.



Per questo ha sempre onorato il 25 aprile perchè a ventidue anni aveva capito l’importanza della libertà e della democrazia.



Principi che le giovani generazioni oggi concepiscono come atti dovuti senza comprendere che sono beni essenziali che ogni giorno vanno difesi anche culturalmente.{jcomments on}




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