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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese : La voce della città

Baracùn

di Livio Serafini

Baracùn
Immagine 2E' un segnale inquietante quando si comincia a vivere anche solo parzialmente di ricordi, soleva dire mia mamma Dora....a diventum vecc, mentre i moderni psicologi asseriscono che l'età anagrafica non c'entra nulla, l'importante è mantenere il cervello attivo...leggere, fare le parole crociate, studiare ecc.
...sto spulciando il giornale godendo di un tiepido sole seduto sull' unica panchina davanti alla ex Camera del Lavoro, quando, bardato come se dovesse andare in spedizione al polo Nord e in bicicletta con la pia illusione di perdere qualche etto di grasso, arriva ul Togn.
....”deh baltresca (lui nutre nei miei confronti un affetto sconsiderato e mi riserva degli appellativi nostrani a variare...barnasc, balabiutt o tacagiù)...se ti dìsat dal prugett da la neuva piaza? Ti sa rigòrdat ‘me l'éva ‘na volta?”
Eccolo qui un altro che vive di ricordi e, memore della affermazione di mamma Dora, sbotto: “Ti sée propi vecc (ha un anno più di me ahahah), tì ti vìvat cun la cràpa vultàda indré!”
Lui un po’ piccato: “Vadaviaulcùuuu, l' impurtant l'è cuntàla… dai sètat giù un mument”.
Sul nuovo progetto: per questioni di lavoro e di diporto, nella mia lunga vita mi sono spinto oltre "Funtoss" (per gli ossolani è la curva di Migiandone) e quindi ho avuto l'opportunità di vistare molte contrade, ho un' idea molto diversa della concezione di piazza sul piano edilizio, tuttavia il progetto illustrato al Flaim non mi dispiace in linea generale, anche perchè sono arcistufo di vivere nel bel mezzo di un parcheggio.
Non ho ricordi particolari della Piazza d'Armi (così era chiamata una volta la piazza mercato), se non quello dei camion della ditta Poggia ivi parcheggiati, dei muggiti delle mucche inviate al macello pubblico che allora interpretavo come gridi d'aiuto, degli operai che giocavano a pallone nell'intervallo delle 12.00 alle 13.30, ma una presenza rimarrà sicuramente impressa "sine die" a quelli della mia generazione…I BARACUN.
Due piazze interamente occupate dai più svariati divertimenti per almeno 15 giorni in occasione della festa Patronale di San Vittore ( par San Vitur ul paltò u sa porta cun unùr!).
Due autoscontri, i Rolandi piazzati in parallelo alla Camera del Lavoro e i Claudi a fianco dei bagni pubblici, tirasegni a volontà con belle ragazze che ti invitavano a sparare, le gabbie volanti, il giro della morte con moto di cui rammento ancora le marche Mival e Parilla, gli specchi deformanti, il "calcinculo", le palline da ping pong da infilare in vasetti di vetro contenenti pesciolini rossi, la donna cannone, il misuratore della forza muscolare consistente in una specie di pattino a rotelle che doveva ruotare più volte su una monorotaia in funzione della spinta ricevuta, il pallone per misurare l'intensità dei "cazzotti", ecc.. ecc.
Rammento al Togn che il Claudi, sapendo da anni che l'azienda di mio nonno Tito era specializzata in trasformatori e motori elettrici, ne approfittava per alcune riparazioni ed era solito elargire biglietti gratuiti per l'autopista...
”Anca tì ti nàvat a fià d'oca (gratis)!”
Saluti da Intra!



6 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di lady oscar ciao livio
lady oscar
26 Gennaio 2016 - 08:28
 
Sempre deliziosi e delicati i tuoi ricordi. Bacio.9816
Vedi il profilo di cesare Semplicità,quanta nostalgia
cesare
26 Gennaio 2016 - 14:05
 
Sempre scritto molto bene e leggendoli mi riporti indietro coi pensieri , penso che la colpa è del passare del tempo ma subito mi correggo ; è solo la nostalgia per tanta bella semplicità !. Complimenti Livio i
Vedi il profilo di lupusinfabula Amarcord baracun
lupusinfabula
27 Gennaio 2016 - 19:43
 
Com'è, come non è, ma i tuoi interventi vanno quasi sempre a schiacciare quel tastino della memoria che ho dentro di me. I baracconi, dunque: primi anni '60, mese di maggio, mese dedicato per tradizione alla Madonna. Allora tutte le sere si andava in parrocchia al rosario ed alla benedizione. Io, con altri amici, chierichetti con tonaca, attorno al parroco sull'altare. il parroco di allora possedeva una (ora per allora) magnifica VW maggiolone azzurro sul quale, finite le funzioni, come premio per la nostra assidua partecipazione alle funzioni, ci caricava in sovrannumero e ci portava ad Intra ai baracconi. E ci pagava dei grandi giri sulle autoscontro o sul calcinculo, o sugli aeroplanini che facevano su e giù.Lui, ovviamente, non saliva: a quei tempi i sacerdoti non usavani il clergyman o vestirsi in modo da civile; con la sua bella tonaca nera stava a guardarci beato ai bordi della pista.Talora portava con noi anche sua madre e sua sorella che, nubile, gli faceva da perpetua: anche loro talora fruivano dei baracconi, specie quelli dgli specchi deformanti che tu hai ben ricordato ene uscivano, come dirfebbe Camilleri "scantate".. Permetti una digressione sul tema: durante la funzione si usava molto il turibolo per l'incensamento. Tra le pie donne che non mancavano mai una funzione ce ne era una, ricordo si chiamava Virginia, già di una certa età, che era la "capa" del coro, quella che dava l'intonazione ed il via al "Noi vogliam Dio". Tutte le sere poco prima che la Virginia in iniziasse ad intonare l'inno, il prete ci schiacciava l'occhio destro: ciò stava a significare che noi chierichetti dovevamo versare nel turibolo una quantità fantasmagorica d'incenso: per il solo gusto di ridacchiare sentendo come la Virginia iniziava a tossire. Grazie ancora una volta caro Livio, per avermi fatto tornare alla mente ricordi che avevo dentro di me ma dei quali non avevo più sentore.
Vedi il profilo di livio bella storia...
livio
28 Gennaio 2016 - 10:18
 
Perbaccco caro Lupus, che bella storia che ci hai raccontato.."sabotare" la bella voce della capo coro Virginia con un abbondante dose di incenso e con la "complicità"del Don è straordinaria, credimi,me la immagino la scena e l'ambiente, perchè anch'io ho servito messa per tre anni al Collegio San Luigi...
Vedi il profilo di GIANFRANCO GUGLIELMI Baracun
GIANFRANCO GUGLIELMI
28 Gennaio 2016 - 22:40
 
I bei ricordi dei "baracun" mi hanno fatto ricordare, con grande nostalgia, il MIO nonno Gino. Un omone grande e grosso quanto la sua immensa bontà e amore dei nipotini.Ci portava in piazza macello ogni anno ai baracconi (chissà perchè erano chiamati così), allungava qualche lira a me e mio fratello dicendo "ni a divertis fioeu, mi sun li al Gutard a giuga ai bocc".I più bei ricordi sono quelli della gioventù spensierata ma strettamente legata al ricordo di un nonno meraviglioso che non ha mai mancato di trasmettere il suo grande amore.
Vedi il profilo di livio Gottardo
livio
29 Gennaio 2016 - 17:12
 
Ringrazio l'amico Guglielmi per avermi ricordato la Trattoria Gottardo e tal proposito mi sovviene un "fattaccio". Proprio li davanti, storicamente, era installato il "calcinculo",i più temerari avvolgevano i seggiolini, a "cavatappi" per poi sganciarsi al momento opportuno e con un calcio al sedile davanti spingevano il malcapitato verso il codino della scimmietta per poter usufruire di un giro gratuito.
In una di queste peripezie, è successo che chissà per quale motivo,ha ceduto una catenella che reggeva il seggiolino sbilanciando all'esterno l'avventore che per forza centrifuga è letteralmente volato entro il campo di bocce del Gottardo senza gravi conseguenze...così almeno narra la leggenda!



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