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Reminiscenze

di Livio Serafini

Reminiscenze
Immagine 1Gli adagi popolari sono perle di saggezza e non sbagliano mai...
"Par San Vitur ul paltò u sa porta cun unur"...infatti in questi giorni 12°C e acqua a catinelle, quindi possiamo aggiungere "Ul temp, ul cù e i donn i fan cume i vonn".
Ma la buona notizia è che stiamo entrando veramente in estate, già l'estate, ma la primavera? Chi si ricorda di quelle primavere tiepide, dense di profumi floreali e tanto attese dopo inverni veri, freddi e con abbondanti nevicate già ad ottobre...
Ci si vestiva a "cipolla" perchè..."Ad aprile non ti scoprire, maggio adagio e giugno apri il pugno" e finalmente estati lunghe che non finivano mai...
Si giocava in strada anche dopo cena a "burliscia", ai quater cantun, alla cavallina a nascundass; nel nostro rione si preferiva andare al fiume San Bernardino, anzichè al lago per fare il bagno, e segnatamente al "sass russ" luogo situato fra l'attuale Ufficio Tecnico e il ponte del Plusc. Si pescava battendo un sasso sull'altro per stordire i pesci, allora abbondanti, che sostavano sotto...che gioia, che spensieratezza, e alle 16 circa merenda, abitudine che si è tenuta per anni e, con buona pace delle attuali "merendine" o "barrette" piene di additivi, olio di palme e " sfasciafegati" vari, si optava per un sano pane e salame o meglio pane e cioccolato rigorosamente targato Nestlè e qualcuno, proveniente dal sud, pane olio e origano.
Dicevo che si è mantenuta nel tempo l'abitudine della merenda, effettivamente anche da giovanottello grazie al fatto che "l'erba del vicino è sempre più verde": infatti, nonostante le varie osterie locali a disposizione(Osteria della Pace, Cappelloo verde,Pacific, Rosa Bianca, Malgarini ecc), ci si spostava a Possaccio dal leggendario "Segiatt" per gustare la sua squisita "furmagèla" e bere del sano vino in la "squela", il tutto accompagnato dall'immancabile cantata a cui si aggregavano anche gli altri presenti. Serenità d'animo e predisposizione a stare in compagnia, in sana allegria...che bella gente...
"Il canto è come una preghiera" diceva sempre il Romano....non so cosa volesse dire, ma adesso ho gli occhi lucidi....



3 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di vonbraun Romano ?
vonbraun
20 Maggio 2015 - 13:28
 
Ciao, Livio. A quale Romano ti riferisci ? Perchè se è quello che conoscevo un pò di anni fa, allora gli occhi vengono lucidi anche a me.
Vedi il profilo di Gianfranco Guglielmi Reminiscenze d'osteria
Gianfranco Guglielmi
20 Maggio 2015 - 20:06
 
Che bei ricordi.
I miei storicamente OSTI da generazioni a Suna ci hanno cresciuti accanto al banco dell'osteria ed in cucina l'enorme stufa a legna e carbone dove il nonno "trusava la pulenta" nel capace paiolo di rame giustamente incastonato negli anelli appositi.
I vecchi clienti che entravano e mi chiedevano " Ruscetin dam un bicer da ciaret" . Il nonno che ci portava a Intra all'osteria dal "Fendent" ( attuale pizzeria Il Sombrero) dove giocavamo nel campo delle bocce mentre lui faceva " ul tresett" con gli amici. Basta perche ma vegn ul magun.
Vedi il profilo di livio ammarcord
livio
21 Maggio 2015 - 09:26
 
Caro Vonbraun l'amico Romano, di cui non rammento il cognome, era un assiduo frequentatore dell'osteria Pacific e se non ricordo male era caratterizzato da una voce un pò roca e se è lui a cui ti riferisci posso capire la tua commozione. buona giornata



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