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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese : La voce della città

...poesie...filastrocche...osterie

di Livio Serafini

...poesie...filastrocche...osterie
Ci sono odori,frangenti,canzoni,situazioni,grossi dispiaceri o grandi emozioni che ti entrano in testa e te li ricordi per tutta la vita come quelle poesie che gli insegnanti ti "costringevano" ad imparare a memoria e che sai ripetere in ogni occasione senza errare.
Mi sovvengono i banchi biposto in legno di scuola con calamaio dell'inchiostro incorporato e i pennini di varie fogge e, quando entrava la maestra, tutti in piedi..."Buongiorno signora maestra"..."Seduti..dunque vediamo se avete imparato la poesia....Livio vieni alla lavagna e recita"
"Ei fu siccome immobile dato il mortal sospiro,stette la spoglia immemore orba di tanto spiro...ecc", "o cavallina, cavallina storna che aspetti colui che non ritorna...","La donzelletta che vien da la campagna in sul calar del sole...".
"Ocio, fioeu, i rivann!" e interrompevamo i nostri consueti giochi di strada,li sentivi da lontano, non potevi sbagliare...erano le orde di coscritti bardati di fazzoletti e bustine tricolore con su stampato l'anno di nascita e l'immancabile fiasco di paglia: perché, nonostante la tre giorni di "baracca", mai ed poi mai ci si dovesse trovare con la gola secca...Destinazione obbligata Ul GATT RUSS,la Casa di Tolleranza sita in via Orti, oggi via Perassi.
"Osteria numero uno, parapunzipunzipaaaa, non c'è dentro mai
nessunoooo...parapunzipunzipaaa,c'è sol dentro la padrona che l'è una v.....
Osteria del numero due...parapunzipunzipaaaa..."
E avanti con una infinità di "osterie" anche inventate al momento: queste erano le filastroche che accompagnavano i coscritti da un trasferimento all'altro.
Non completerò i testi cantati per non offendere qualche sensibilità,certo che erano un po' pesanti e a volte truculenti, ma la gente sorrideva bonariamente pensando alla futura vita di caserma lontano da casa e dagli affetti ed anche tenendo conto dell'elevato tasso alcolico, perchè sono sicuro che, se per puro caso si fosse proceduto ad un urgente prelievo per analisi, si sarebbe riscontrato nelle loro vene del vino con leggere tracce di sangue....
Ovvio che i rifornimenti si facevano nelle osterie, unico luogo, dopo le piazze, di socializzazione e di inossidabili e durature amicizie. Si potrebbero scrivere volumi sul mondo delle osterie...aneddoti, personaggi, canzoni, colossali spuntini e inevitabili sbronze....qui nel nostro quartiere ce ne sono state un numero considerevole rispetto alla popolazione e all'economia di allora, ma siamo nella media con i bar attuali.
"Gent da vin ,gent da bruta fin" dicevano i detrattori del vino e amanti della birra(Sempione ovviamente)..."Chi beve birra campa cent'anni".
Certo poi si beveva di tutto, dal "marsalino" mattutino al "chinato" e, se faceva un tantino fresco, beh allora ci voleva un "grigioverde"(grappa e menta), mentre sotto mezzogiorno se si era da soli ci stava il classico "bianchino"(pinot e prosecco non erano ancora arrivati...);se invece si era in compagnia, allora si optava per una "bicicletta"(Campari in due allungato con vino bianco o rosso),oppure un BIanco Sarti o un Cinzanino, oppure un "Pietro Nenni" ovvero un Rosso Antico.
"Vietato bestemmiare e sputare per terra" ammoniva all'entrata dei locali un cartello regolarmente ignorato, mentre un altro dietro al bancone di mescita informava che "si fa credito solo ai novantenni accompagnati dai genitori".
Pomeriggi passati a condurre interminabili partite a scopa o tressette o briscola, interrotte momentaneamente per una "micheta e salam o strachin" meglio se Ul Meo(macellaio) portava " 'na murtadela da fidigh"... e poi toscani, pipe, litri di barbera "cul bun", canzoni locali che facevano da cornice a quel quadro che era la vita. da osteria.



1 commento  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di lady Oscar livio
lady Oscar
16 Aprile 2015 - 12:52
 
Abbiamo scoperto xkè Livio e' diventato astemio forzato.... 😊 Un abbraccione.



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