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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

SQUILLA IL TELEFONO


SQUILLA IL TELEFONO
16 aprile 2014

Squilla il telefono. Non è lavoro, non è campagna elettorale. Una giovane collega, che offre volontariamente la sua professionalità per assistere i profughi ospitati
nella ex casa di riposo delle suore dell’Istituto di Maria Consolatrice di Arizzano, chiede il mio aiuto. Non lo domanda al medico, ma al padre. Mi chiede se, per caso, abbia in casa vestiti. Sì, mi chiede se io, padre di tre figli tra i 24 e i 29 anni (sparsi nel mondo a lavorare…), possa contribuire a dare ai profughi di che vestirsi. Sono coetanei dei miei figli, sono arrivati fino a qui fuggendo da situazioni che non conosco, hanno viaggiato attraversando pericoli, sono qui in attesa di poter essere aiutati da qualcuno a ri-progettare la loro vita. Infilo in una borsa tutto quello che trovo e vado verso la struttura in cui vivevano, tanto tempo fa, le anziane suore che assistevo come medico curante. Il luogo che accompagnava l’ultima stagione delle religiose, di donne che avevano speso la loro esistenza nel volontariato, oggi ospita un brulicare di vite giovani, di problemi, di incertezze, di speranze. Il Consorzio dei Servizi Sociali sta facendo del suo meglio per assolvere il compito di accoglienza e accompagnamento affidatogli dalla Prefettura. Sono giovani, sembrano tanti, ma sono pochissimi, se paragonati a tutti quelli che si sono persi lungo le strade di migrazioni drammatiche. Alcuni di loro parlano inglese o francese. C’è chi ha studiato. Qualcuno si sforza di parlare in italiano. Tutti hanno un gran desiderio di comunicare, di capire qualcosa di più dello strano popolo che li sta ospitando.
Un popolo combattuto tra la sacralità dell’ospitalità e la paura della diversità.
Un popolo che si sta chiudendo nei suoi problemi, reali e tangibili, rifiutando di prendere coscienza del fatto che i problemi di altri, forse, sono ancora più grandi.
Che fare? Quali risposte concrete potrebbe dare un’amministrazione a tutto ciò? Non ho una risposta pronta, purtroppo, ma ho tante speranze in una società più solidale. Ho una certezza: tornerò ancora qui, come cittadino, come essere umano solidale.




9 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Patrizia profughi
Patrizia
17 Aprile 2014 - 11:18
 
Ma aiutare gli italiani mai?? Ieri al supermercato ho quasi pianto davanti ad una nonnina che chiedeva 2 fette di prosciutto cotto mentre guardava tutto il resto, casualmente l'ho incontrata anche alla cassa pagava un panino, le due fette di prosciutto e dei formaggini aveva preso anche delle caramelle ma non aveva "moneta " per pagare tutto, le ho detto "Signora le prenda ci penso io poi quando ci rivedremo mi restituirà 65 centesimi". Mi ha sorriso con un grazie che ho ancora nel cuore e si è allontanata, l'ho seguita con lo sguardo e mi sono vergognata di vivere in un paese dove noi sei tutelato, non è tutelata la famiglia e magari ti trovi anche senza lavoro e noi hai i soldi per sopravvivere. Perché non pensare un po' agli italiani??? Ospitiamo qualche famiglia verbanese ad Antoliva non è meglio. Dobbiamo meditare e magari i nostri figli non sarebbero in giro per il mondo a cercare lavoro. Non cambierà mai nulla.
Vedi il profilo di Carlo bava A patrizia
Carlo bava
17 Aprile 2014 - 17:31
 
Da parte nostra c'è l'impegno di essere a disposizione della città per una futura amministrazione che possa occuparsi di quanto lei evidenzia.
Da dieci mesi stiamo valutando e meditando sulle miserie che stanno facendo di Verbania una città sempre più povera.
Sul nostro programma potrà trovare idee per "una Verbania possibile". Venga anche lei a lavorare con noi: magari qualcosa cambierà.
Vedi il profilo di pablo Verbania città solidale
pablo
18 Aprile 2014 - 10:19
 
Dopo le tante, troppe, terribili immagini degli sbarchi a Lampedusa, anche a Verbania è stata offerta la possibilità per offrire ospitalità ed accoglienza a circa 50 ragazzi africani. Ottimo il lavoro svolto da Chiara e da Don Roberto dal punto di vista organizzativo e per l'impegno e la passione umana profusa. Ottima anche la risposta della Città per una gara di solidarietà verso coloro che sono alla disperata ricerca di un futuro e di una speranza per una vita migliore. Talvolta bastano anche piccoli gesti, un pasto curato, un indumento pulito e dignitoso, un sorriso sincero, una partita di calcio organizzata con i nostri ragazzi in quel di Ghiffa, per scoprire una Verbania, e non solo, solidale verso coloro che hanno più bisogno e che risponde a certi appelli senza rimanere indifferente ad indignarsi comodamente seduta sui propri confortevoli divani. Aiutare gli italiani ? sempre. Gli anziani in difficoltà, le famiglie, i giovani che cercano lavoro. Ma per cortesia non cadiamo nell'errore di classificare le povertà. Se qualcuno ha ancora dei dubbi si vada a leggere le parole di quel Ragazzo che, duemila anni fa, parlava d'amore dal lago di Galilea e dintorni.



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