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riflessioni, informazioni e approfondimenti sulla realtà verbanese

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - Gli scheletri sulla città

di Giuseppe Cangialosi

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - Gli scheletri sulla città
Ogni città ha i suoi scheletri urbani e ogni città dispone o meno di risorse economiche capaci di evitare il declino globale del proprio territorio sotto l’aspetto ambientale e paesaggistico prima ancora che produttivo.
Verbania, di scheletri, ha i suoi. Difficili, alcuni di questi ereditati dal passato, altri nuovi di zecca.
Personalmente mi aspetto, come credo molti altri cittadini, che i canditati a governare questa città possano avanzare proposte serie affinché Verbania, (ex?) capoluogo di provincia, non perda definitivamente la sua identità pur provinciale che sia.
Una premessa è d’obbligo: è’ inutile sottolineare che se non venisse fermato il declino anagrafico e demografico di questo territorio sostenuto e aggravato dalla fuga di giovani (cervelli o meno per studio e lavoro) verso città più ricche di opportunità, potremmo anche trasformare Verbania in Disneyland che non servirà a nulla. E ben sappiamo anche che se la nostra città non comincia ad offrire servizi strategici e di qualità, opportunità formative e lavorative e non produrrà risorse reinvestibili in sviluppo, non andremo da nessuna parte.
In un “bilancio del patrimonio collettivo” bisogna quantificare ogni tipo di risorsa disponibile . Esso non può prescindere dalle risorse economiche a disposizione, ma non può neanche soffermarsi esclusivamente sugli aspetti economici dello sviluppo, il quale non solo va colto come una opportunità di crescita del benessere, ma anche come fattore di costo economico ed ambientale.
In questo quadro, di risorse certe ne abbiamo parecchie, alla stessa stregua di tanti altri territori di montagna. Pochi soldi ma tanto territorio, ambiente e paesaggio che in uno ‘stato patrimoniale’ rappresenterebbero voci di ricavo potenziale perché fondamentali, ad esempio, ad uno sviluppo turistico (unica attuale voce in attivo delle attività economiche del VCO) in grado di risollevare anche economicamente una città.
La prima domanda è quindi questa: quale sviluppo intendiamo perseguire?
Abbiamo anche degli scheletri davvero ingombranti sui quali necessita avanzare idee sostenibili, quindi progetti adeguati, risorse economiche non indifferenti e risorse umane qualificate e motivate.
Io ne annovero solo qualcuno perché rappresentano quello che incontro quasi tutti i giorni sulla mia strada.
Beh, uno davvero clamoroso è lo scheletro del palazzetto dello sport di Gravellona abbandonato a se stesso in un’area abbandonata a se stessa in un paese che ha convertito il suo territorio in supermercati e mostri di cemento… ma questa è un'altra storia che non riguarda il presente articolo anche se è notizia di pochi giorni fa che l’attuale Sindaco del ridente paesello del Cusio si ricandiderà anche all’ombra del suo enorme scheletro di cemento di cui non si conosce bene davvero quale sarà il destino.

Il primo scheletro che incontro alla mattina presto è il cosi denominato MOVICENTRO, un parcheggio multipiano con sotto il sogno di creare una postazione multimodale di mobilità gomma/ferrovia. E’ lì con i suoi enormi piloni arrugginiti su lastra di cemento che completano la visione della nostra stazione ferroviaria in perenne deterioramento. Una delle più brutte stazioni d’Italia collocata in una delle aree più brutte del VCO, affacciata a quell’orrendo squarcio della montagna, orrendo da vedere e da sentire, rumoroso e polveroso che è la cava di granito Cavadonna che incombe, si muove, produce rumori assordanti dalle 7 del mattino alle 17 della sera e si fa scavare da enormi escavatori(a quando la chiusura dell’ecomostro?)
Lo scheletro della stazione è il nostro biglietto da visita. Lo è per i viaggiatori e soprattutto per i turisti che provano a visitare la nostra zona attraverso i mezzi pubblici. E’ una delle porte di ingresso in città.
La stazione ferroviaria dovrebbe essere accogliente e viva, è invece un luogo consumato, semi abbandonato, rumoroso e con la vista di una montagna squarciata senza ritegno e senza una prospettiva di ricostruzione ecologica.
Qui servirebbe uno scatto d’orgoglio del futuro sindaco affinchè uno dei tanti tavoli istituzionali produca finalmente un protocollo in grado di chiudere questa triste vicenda per la città, i pendolari e i turisti tutti.
Poi quando la cava chiuderà chiederemo che essa possa diventare un enorme parco divertimenti, un ecomuseo per arrampicatori e teatranti avveneristici, uno di quei luoghi di archeologia industriale ad interesse geologico che potrebbe richiamare un numero consistente di persone.

Il secondo è un futuro scheletro che si chiama “Nuovo teatro di Verbania”
Sì,in effetti non lo è ancora;.anzi,si dovrebbe poter contare su un Piano di gestione che non è mai stato davvero redatto, illustrato e dimostrato. Cioè non è chiaro come una struttura in prevalenza connessa alla cultura e alla socio-aggregazione (sul profilo economico gestionale, un offerta notoriamente in passivo) possa sopravvivere senza una continua iniezione di danaro pubblico. Qui servirebbe un vero concorso di idee e un filantropo miliardario; oppure bisognerebbe chiedere a chi l’ha voluto (a discapito dell’area verde e della spiaggia e del panorama) ora di mantenerlo per tutta la sua vita.
Ma In Italia, come si sostengono la cultura e i servizi sociali? Con l’affitto delle sale per la convegnistica oramai in crisi anche a Stresa? Con i soldi dei contribuenti?
Purtroppo li si sostiene, in parte a ragione, con le finanze pubbliche e qualche buono sponsor che contribuisce ad alleviare i costi elevati

Il terzo e per ora ultimo è l’area ex Acetati. Sito inquinante ed inquinato.
Necessita di una lunga bonifica, ma possiamo per favore formulare una proposta che non ricalchi la brutta copia di un inquinante insediamento industriale del quale già conosciamo le conseguenze sulla popolazione e sul destino della città ?
Infatti quasi tutti i candidati mi sembrano orientati a “non perdere la vocazione industriale” di quell’area. Nel centro della Città? Ancora? Non è bastata l’esperienza?
Almeno considerare altre ipotesi avveneristiche, affidare uno studio di fattibilità per uscire dall’oblio tardo industriale, come se fossimo in pieno boom economico anni 50.
Da qui e pare anche dall’Italia, le industrie se ne stanno andando tutte, non stanno insediandosi; quando lo fanno c’è sempre un prezzo ambientale da pagare. Possiamo trovare altre soluzioni mettendo ad un tavolo soggetti interessati a recuperare un' area degradata in pieno centro cittadino a fianco di una delle più belle chiese dell’intero territorio italiano?

Io faccio solo una proposta, poliedrica, forse valida sia per uno che per l’altro scheletro che guarda lontano con una lente strategica.
Perché invece non raccogliere l’opportunità di creare in città un polo sportivo turistico indoor/outdoor che permetta di praticare attività sportive rappresentative della vocazione del nostro territorio alpino e lacustre? Che offra servizi ai cittadini, alle istituzioni scolastiche, ai turisti e alle strutture ricettive della città e della provincia e che possa per lo meno pagarsi le spese di gestione. Che possa attrarre in città tante (sempre di più) persone che vanno a ricercare questo tipo di offerta

La Palestra di arrampicata indoor più grande d’italia. Una nuova piscina comunale. Un parco allenamenti e una struttura di accoglienza turistica dell’area Est Monterosa. (apro parentesi per ricordare a tutti che intorno a noi ci sono alcune tra le più belle montagne e aree alpine selvagge dove si pratica: trekking, Mtb, sci alpinismo, climbing, ciaspole, nordic walking e non solo sci alpino)…ma anche gastronomia mobilità dolce, trekking e quant’altro…..perfino anche un cineteatro se si pensa a come rendere polifunzionale uno spazio di grandi dimensioni
La parola che mi viene è inflazionata, ma efficace: incubatore. Ma mi viene anche di pensare al coinvolgimento e all’opportunità di formazione lavoro per i giovani, un coinvolgimento delle Associazioni, un link al turismo sostenibile e alle attività sportive alpine. Uno spazio “ flessibile” e dinamico.
Qui potrebbe aiutarci Monaco di Baviera, http://www.kbmuenchen.de/ (il DAV è il CAI Tedesco e tra gli sponsor noti marchi italiani di abbigliamento e attrezzatura di montagna, che hanno recuperato un' area industriale restituendola alla città…dentro, oltre alle più di 300 vie di arrampicata, un ristorante bar e uno spaccio di abbigliamento e attrezzatura da montagna. Fuori altre vie di arrampicata e un grosso parco con percorsi di MTB e piste di atletica; ma anche Milano, http://www.rockspot.it/ o a Bolzano, http://www.salewa-cube.com/it/ o Curmayeur.
Potrebbero anche essere interessati gli stessi sponsor che in questi anni stanno investendo sulle attività alpine/alpinistiche e gli sport di montagna. Potremmo finalmente avere un polo sportivo indoor e alcuni percorsi outdoor collegabili tra loro in un’offerta sistemica che diverrebbe carta preziosa da giocare sul mercato del turismo. Basterebbe poi valorizzare l’intera rete di eventi sportivi agonistici e non di cui siamo ottimi organizzatori, realizzarne anche altri finalizzati a garantirsi una platea di frequentatori che da soli garantiscono budget.

Un sogno poco realistico? Forse. Ma bisognerebbe almeno tentare di giocarsi una carta consultando quanti potrebbero essere interessati ad un progetto del genere.
Fatica? Tanta. Ed è qui che non riusciamo ad assomigliare ad altre città virtuose e molto simili a noi.
Abbiamo poca voglia di cercare soluzioni faticose. Più propensi a distribuire bonus, crediti assistenziali e cassa integrazione.
Oppure un territorio da distruggere ed inquinare.



5 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di doriano arrivano i nostri
doriano
27 Febbraio 2014 - 07:24
 
in prossimità delle liste elettorali fioriscono idee , chi più ne ha più ne metta
Vedi il profilo di matteo ottimo intervento
matteo
27 Febbraio 2014 - 14:23
 
ho letto con interesse il post di Giuseppe, che nella metafora degli scheletri ha sottolineato i "dinosauri" ...questi non dovrebbero essere difficili da vedere anche se i politici del recente passato pare non abbiano attuato soluzioni efficaci, diciamo che 5 anni meno uno, sono pochi (anche se nella vita vera bastano a mandare un figlio all'asilo partendo da uno spermatozoo).
ma ai politici del prossimo futuro è il caso di sottolineare che non è occupandosi solo di queste tre grandi questioni, che si risolvono gli scheletri di Verbania.
In ogni quartiere, anche nelle vie centrali, ci sono saracinesche ormai saldate al cemento per il tempo in cui sono state abbassate, e altri orrori tipo il parcheggio di ruggine che imbruttisce inutilmente da molto tempo la via dopo la piadineria che sale in castagnola, ammassi di immondizia artistica nella vecchia rimessa di fronte al SanLuigi e tanti altri casi di abbandono che portano tristezza.
se è vero che la bellezza ci può salvare, c'è così tanta bruttezza ben distribuita a Verbania che i tramonti sul Lago non bastano a compensarla...e abbiamo bisogno di essere salvati!
Soluzioni facili che accontentano tutti, non credo esistano...ma nel prendere decisioni bisogna pensare a cosa farà sorridere un abitante tra un anno o dieci o cento, non a come evitare che qualcuno si lamenti domani.
Vedi il profilo di Administrator Caro Doriano...
Administrator
27 Febbraio 2014 - 15:34
 
...sei proprio poco aggiornato ... Su questo sito le idee e i contributi dei cittadini non sono mai mancati. Peccato esserseli persi.
Tristemente realistico appare invece il commento di Matteo: chi amministrerà Verbania, avrà un grande e lungo lavoro da fare per orientarsi tra le tante idee positive e le effettive possibilità di intervento, anche in termini di priorità.
Vedi il profilo di Giuseppe Federici Gli scheletri
Giuseppe Federici
4 Marzo 2014 - 15:19
 
Non è la mancanza di idee che si lamenta, è il come, il chi e con quali mezzi realizzarle.



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